mercoledì 15 settembre 2010

8 OTTOBRE - SALA DELLA PROVINCIA

INCONTRO DIBATTITO “RESIDUI BELLICI CHIMICI NELL’ADRIATICO”

Venerdì 8 ottobre alle ore 21,00 presso la Sala Pierangeli della Provincia di Pesaro, si svolgerà l’incontro-dibattito sul tema “Residui bellici chimici nell’Adriatico”.
L’incontro, promosso e organizzato da Alessandro Lelli e Niccolò di Bella per Italia Dei Valori Pesaro e da Italo Campagnoli per la lista civica LiberiXPesaro, vedrà come relatori il giornalista Gianluca Di Feo, autore del libro inchiesta “Veleni di Stato”, e Matteo d’Ingeo, coordinatore del Movimento Liberatorio Politico di Molfetta.
Tra gli ospiti, saranno presenti al dibattito Luca Ceriscioli Sindaco di Pesaro, Davide Rossi Vice Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Serenella Moroder Assessore Regionale al Turismo, Roberto Signorini Presidente dell’Associazione Pesarese Albergatori, Massimo Mariani, dirigente del Servizio Rifiuti-Suolo del Dipartimento Provinciale ARPAM (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Marche) di Pesaro.

Hanno condotto all’organizzazione dell’evento le preoccupazioni suscitate dalla lettura del volume-inchiesta “Veleni di stato” di Gianluca Di Feo, pubblicato da Rizzoli nel 2009, in cui si denuncia, tra le altre drammatiche conseguenze della sperimentazione bellica di sostanze letali, la persistenza sui fondali dell’Adriatico di ordigni contenenti il gas tossico “iprite”, scaricati durante la seconda guerra mondiale al largo delle coste delle Marche e della Puglia. “Così fu Hitler a dare il via libera alla prima di tante operazioni nefaste: affondare nell’Adriatico oltre 4300 grandi bombe tossiche. Grazie ai documenti degli archivi tedeschi sappiamo che si trattava di 1316 tonnellate di testate all’iprite, gran parte delle quali si trovano ancora nei fondali a sud di Pesaro con il loro contenuto micidiale” (“Veleni di stato”, pag. 10).


L’iprite, gas tossico impiegato per la guerra chimica, provoca per inalazione, ingestione o assorbimento attraverso la pelle rischi gravi, acuti o cronici, anche letali, e può causare danni all'ecosistema a corto o a lungo periodo.
Gli involucri d’acciaio sepolti da fango e sabbia sui fondali, con il tempo stanno corrodendosi e potrebbero rilasciare l’iprite, la cui tossicità potrebbe avere una correlazione con la cosiddetta “alga tossica” ed essere responsabile di conseguenze negative per la salute del mare, della fauna marina e dei cittadini.

Dopo la pubblicazione sul Resto del Carlino dell’articolo “Bombe in Adriatico”, in cui si cerca di riportare attenzione sull’argomento, il coordinamento regionale di Liste Civiche Marche, di cui la lista civica LiberiXPesaro fa parte, sollecita tutti i sindaci marchigiani, i presidenti di provincia e il presidente della Regione Marche a farsi portatori presso il Governo italiano di una richiesta di informazioni e chiarimenti a proposito, in particolare su quanto a conoscenza degli organi competenti in merito alla notizia, sul grado di tossicità dei materiali abbandonati, su eventuali programmi per il recupero e lo smaltimento dei residuati bellici. Nel mese di marzo 2010, Italia Dei Valori Pesaro si unisce all’appello di Liste Civiche Marche e contribuisce a sollecitare le amministrazioni locali, che si dimostrano interessate e disponibili a inviare una lettera di richiesta al Ministero della Difesa affinché verifichi l’effettiva pericolosità dei depositi e la possibilità di un risanamento integrale dell’area marina adriatica con l’ausilio delle moderne tecnologie di sondaggio, rilievo e bonifica.

LiberiXPesaro e IDV entrano in contatto con il “Liberatorio Politico” di Molfetta, un movimento civico molto informato sulla questione,
che già nel 2008 aveva inoltrato una richiesta di monitoraggio delle acque marine pugliesi alla Direzione Regionale dell’A.R.P.A. (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale ), sulla base di dati raccolti da diversi studi relativi soprattutto alla zona di Molfetta, dove erano noti da tempo casi di ritrovamento di ordigni e casi di intossicazione tra pescatori e bagnanti che riportavano una simile sintomatologia (rinite, faringite, laringite, bronchite, febbre, dermatite, vaginite, congiuntivite), attribuita all’azione di un’alga tossica, la Ostreopsis ovata, la cui origine non è stata ancora comprovata.
Lo scorso 21 giugno giunge la risposta del Ministero della Difesa, che afferma l’avvenuto recupero delle bombe e la bonifica delle aree marine colpite negli anni del dopoguerra, il non ritrovamento in epoca recente di ordigni bellici con caricamento all’iprite, e la consequenziale “dubbia utilità” di ulteriori monitoraggi dei fondali.
Nell’incontro dell’8 ottobre si tenterà di approfondire i diversi aspetti della questione e di trovare soluzioni al problema.

Liberix

sabato 11 settembre 2010

ANCORA ?!

La prossima settimana si discuterà in consiglio comunale sull’ennesima variante al piano regolatore per consentire la edificazione di altri 7000 metri quadri del nostro territorio.
Secondo l’Assessore Pieri il progetto, che prevede una struttura alberghiera e nuove residenze, avrebbe il pregio di risolvere alcuni problemi di viabilità dell’area di Selva Grossa a spese dei privati, di attrarre finanziamenti da fuori e di produrre sostegno all’economia ed occupazione.
Noi Liberi x Pesaro crediamo che la viabilità come l’economia e l’occupazione siano problemi a se stanti e che debbano essere affrontati per quello che sono, mentre la proposta avanzata ci sembra viziata da una visione di fondo sbagliata che non tiene assolutamente in conto la pericolosa realtà legata al mercato edilizio. Sembrerebbe che le esperienze statunitensi e spagnole non abbiano insegnato nulla e che si proceda senza voler vedere la crisi enorme che è dietro l’angolo; eppure di case se ne sono già costruite tante, la maggior parte sono sfitte e le compra vendite ferme. Quindi, che senso ha proporre una struttura alberghiera e legarci assieme una consistente quantità (si parla di 3000 mq.) di abitazioni? Se per costruire un albergo è necessario finanziarsi con la costruzione di case forse l’operazione non è poi così motivata. Nella nostra città ogni anno si scopre tristemente che altre strutture alberghiere vanno ad aggiungersi all’elenco di quelle già chiuse, se ci sono operatori e finanziamenti per questo settore le opportunità dunque non mancherebbero. L’attuale casello dista circa 2,5 km. da Selva Grossa e 6 km. dal lungomare, non crediamo che siano 3,5 km. a fare la differenza, sinceramente nemmeno che in città manchino sale congressi e wellness e non dimentichiamo che un albergo è già in costruzione proprio di fronte al casello.
Noi Liberi x Pesaro pensiamo che dietro a questa proposta ci sia solo la voglia di costruire ancora e in maniera sbagliata. Era proprio l’Assessore Pieri a teorizzare la “città verticale”, un concetto virtuoso che risparmia spazio vitale e costi ma che è diametralmente opposto all’idea di invadere il territorio con costruzioni diffuse, come è già abbondantemente successo con tutti i complessi residenziali distribuiti tra gli innumerevoli comuni di contorno. Non è più accettabile che si continui a disperdere nel territorio la residenza che comporta oneri di trasporti e di reti che sono un costo futuro costante per la collettività.
Dobbiamo pensare la nostra città nel futuro, capirne il passato e agire nel presente. Pesaro ha case in esubero, un centro storico in abbandono che aspetta solo di essere rivitalizzato e ristrutturato, un territorio da difendere. Gli investimenti non vanno accettati solo in quanto tali ma orientati verso scelte assennate, come le ristrutturazioni di alberghi dismessi e residenze in abbandono. La maggioranza ha progettualità politica e capacità di operare scelte coraggiose che riportino risorse al Comune, e lo dobbiamo dimostrare costantemente alla cittadinanza. Anche per questo il nostro voto in consiglio sarà nettamente contrario.

Italo Campagnoli
Portavoce della lista civica Liberi x Pesaro

giovedì 9 settembre 2010

PAROLE PAROLE PAROLE

UNIONI CIVILI E DISCRIMINAZIONE SESSUALE

Prima della pausa estiva la lista civica Pesaro a 5 Stelle presentò in Consiglio comunale una mozione per l’istituzione del registro comunale delle unioni civili, provocando un acceso dibattito sia all’interno del consiglio stesso che sulla stampa cittadina.

La maggioranza si impegnò allora ad approfondire il tema coinvolgendo tutti i soggetti interessati al fine di arrivare ad una delibera che possa dare una risposta adeguata al problema. I rappresentanti delle associazioni gay diedero subito la loro disponibilità ad incontrare gli amministratori e le associazioni che rappresentano la famiglia. Ora dobbiamo rispettare questo impegno preso con la città.

Ci sono tanti problemi e priorità da affrontare senza per questo dover buttarsi alle spalle questioni importanti e sul tavolo da tempo, come questa. L’ipotesi che si ventilò allora era quella di dare vita ad una serie di incontri cittadini che permettessero alle associazioni di conoscersi e confrontarsi, di verificare quale fossero le strade da percorrere per garantire a tutti i cittadini gli stessi diritti e di consentire alla cittadinanza di capire fino in fondo di che cosa si stesse effettivamente parlando.

Molti confondono l’istituzione di un elenco delle unioni civili con la modifica dello stato civile, come se un comune potesse varare leggi che spettano allo stato, e su questo è bene fare chiarezza. Con l’istituzione di un elenco delle unioni civili non si autorizzano adozioni per coppie omosessuali ma semplicemente si riconoscono gli stessi benefici concessi alle copie coniugate a quelle formatesi su vincoli affettivi e coabitanti da almeno un anno. Per intenderci se il vostro coniuge può entrare ad assistervi in ospedale, a un compagno dello stesso sesso non è consentito, così come la successione ad un contratto di affitto in caso di decesso di uno dei due componenti la coppia o nel caso di benefici concessi alle copie dalle amministrazioni pubbliche.

Tutti aspetti che una società civile non può negare ai propri cittadini in base a distinzioni di sesso o di abitudini sessuali, perché questa si chiama discriminazione. L’amministrazione pesarese già nel marzo 2001 affermava di voler prevenire le discriminazioni di tipo sessuale e i adottare misure per porvi rimedio, adesso è ora di farlo. Liberi x Pesaro invita tutte le forze della maggioranza a rispettare l’agenda politica e gli impegni presi nei modi e nei tempi annunciati.

Italo Campagnoli
Portavoce della lista civica Liberi x Pesaro

mercoledì 8 settembre 2010

LE ORIGINI

In attesa dell'incontro dell'8 ottobre, notizie sul lago di Vico, da dove parte la storia del libro VELENI DI STATO.

di Daniele Nalbone (www,liberazione.it/…)Da una parte del lago, fertilizzanti e diserbanti. Dall’altra, il centro chimico militare, noto come Chemical City. Il tutto mischiato ad arsenico, nichel, cadmio e perfino molecole di idrocarburi.È così che il lago di Vico è diventato “rosso”. Tutta colpa di un’ alga tossica, la Planktothrix rubescens, che sta uccidendo il bacino di origine vulcanica in provincia di Viterbo. Tra una coltivazione di nocciole … e una coltivazione di nocciole, rigorosamente circondate da una rete che rende praticamente impossibile arrivare in riva al lago, quello di Vico è uno dei siti più affascinanti del centro Italia. Diviso tra due comuni, Ronciglione e Caprarola, che ne utilizzano le acque anche per uso potabile, e un’area militare di mussoliniana memoria, utilizzata come sito di produzione e stoccaggio di armi chimiche, questo lago è oggi al centro di un caso nazionale.A dar vita a due interrogazioni parlamentari e ad una europea, a diverse segnalazioni e a un esposto ai ministeri della Salute e dell’Ambiente, è stata la costante attività di monitoraggio della salute di questo lago da parte dell’associazione dei Medici per l’Ambiente (Isde) di Viterbo.«Sono anni» ci racconta la dottoressa Antonella Litta, che abbiamo intervistato in un bar della piazza principale di Ronciglione «che monitoriamo la qualità dell’acqua del lago. Ebbene, da sempre possiamo notare come alcuni valori, in primis quello dell’arsenico, sono in misura tale da non poter essere attribuiti solamente alla natura vulcanica del terreno». Da sempre l’ecosistema del lago presenta criticità «che oggi» spiega la dottoressa «sono in fase di grave e rapido peggioramento dovuto al processo di eutrofizzazione e marcata riduzione dell’ossigeno disciolto nelle acque». Una condizione che sta seriamente minacciando, oltre alla salute delle persone, la vita delle specie vegetali e della fauna lacustre.Per questo, lo scorso 30 marzo, l’Isde ha presentato ai ministri della Salute, Ferruccio Fazio, e dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e per conoscenza a ventidue destinatari a partire dal Prefetto di Viterbo, un dettagliatissimo esposto per richiedere un “intervento urgente per il gravissimo rischio sanitario ed ambientale derivante dal degrado e dall’inquinamento dell’ecosistema del lago di Vico”. Come non bastasse l’arsenico, elemento classificato come cancerogeno dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC), dal 2007 sono sempre più frequenti, l’ultima lo scorso 20 aprile, stando ai racconti dei pescatori, le fioriture dell’alga Planktothrix rubescens, meglio nota come “alga rossa”.«Quest’alga» spiega la dottoressa Litta «produce una mitocistina dannosa per la salute umana, così come per la flora e la fauna ittica, ed è classificata dall’IARC come elemento cancerogeno di classe 2b». Per questo la prima proposta di intervento dell’associazione Medici per l’Ambiente riguarda la garanzia della potabilità e salubrità delle acque, affinché venga previsto un trattamento specifico che preveda nei potabilizzatori comunali di Ronciglione e Caprarola l’uso di sistemi di abbattimento e filtraggio per impedire il passaggio, nelle acque destinate alla popolazione, delle alghe tossiche e della loro microcistina. Quindi controllo degli scarichi civili abusivi, individuazione delle fonti alternative di approvvigionamento idrico e, al fine di un complessivo risanamento dell’ecosistema del lago, l’introduzione di idonee pratiche agricole che prevedano la proibizione dell’uso di fertilizzanti e diserbanti chimici in tutta l’area e non solo nella fascia di trenta metri dalla costa.In tutto questo, però, la mente di chi ha visto il lago colorarsi di rosso non può non correre alla Chemical City, una vera e propria cittadella sotterranea con un impianto per la produzione e il deposito di ordigni a caricamento speciale mai completamente bonificata, come racconta nel suo libro, Veleni di stato, il giornalista Gianluca Di Feo. Anche perché, come risulta dalla comunicazione del Centro Tecnico Logistico Interforze NBC di Civitavecchia dello scorso 29 marzo, l’indagine condotta presso il Magazzino Materiali di Difesa NBC di Ronciglione “ha evidenziato la presenza di masse metalliche e non metalliche interrate in diversi punti del sito” specificando che “nel corso dell’indagine sono stati effettuati dei carotaggi e alcune analisi chimiche su campioni di terreno prelevati in superficie e in profondità”. Ebbene, in due di questi campioni è stata riscontrata “la presenza di livelli di arsenico superiori ai valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione”, mentre “in un terzo campione di terreno superficiale è stato evidenziato il superamento per arsenico, zinco e tetracloroetene”.«Tutto ciò» spiega Ciro Pisacane, presidente del Forum Ambientalista «si inserisce in un quadro, quello dell’Alto Lazio, devastato da centrali a carbone, vedi Civitavecchia, prossime centrali nucleari, vedi Montalto di Castro, o autostrade in fase di realizzazione come il Corridoio Tirrenico Nord». Non solo. A peggiorare la già drammatica situazione bisogna aggiungere la voce, purtroppo confermata dalle preoccupate dichiarazioni del consigliere alla Provincia di Roma, Gino De Paolis, della volontà, da parte del Centro Interforze Nbc di Civitavecchia, di costruire un inceneritore per la distruzione delle armi chimiche. Un’eventualità, questa, che Ciro Pisacane del Forum Ambientalista giudica «l’ennesima goccia che potrebbe far traboccare definitivamente il vaso. La sommatoria di tutte queste nocività è che un lago, peraltro splendido, come quello di Vico sta morendo, segno che un intero ecosistema sta sull’orlo della distruzione e anziché porre in essere misure volte a salvare questo sito, le cose potrebbero addirittura peggiorare. Per questo» continua Pisacane «nei prossimi giorni ci attiveremo, in primis, per informare la cittadinanza sui rischi che corre con una serie di assemblee pubbliche da tenere nel territorio dell’Alto Lazio, quindi per far sì, e a riguardo stiamo raccogliendo un’ampia documentazione, che chi ha permesso tutto ciò non la passi liscia».Intanto, però, nel lago, nell’assenza di un intervento delle istituzioni competenti, a farla da protagonisti indisturbati sono, da un lato, l’inquinamento; dall’altro, le armi chimiche. Con loro, fitofarmaci e concimi chimici utilizzati dagli agricoltori a pochi metri dalla riva in un territorio in cui si dovrebbe convertire ogni coltivazione al biologico. È così, quindi, che per il lago di Vico non si può parlare di emergenza da risolvere ma di emergenze per le quali attivarsi. Prima che tutto diventi irreversibile.

Per saperne di più:


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giovedì 2 settembre 2010

FRATELLI DELLA COSTA 4

Il bellissimo manifesto di MASSIMO DOLCINI qui riprodotto non fu mai affisso perchè ritenuto "allarmista".
A distanza di tanti anni ci sembra invece, per certi versi, "profetico".

L'8 ottobre a Pesaro si terrà il preannunciato dibattito sui residuati bellici chimici che giacciono sui nostri fondali.

Intanto leggettevi che succede a Molfetta...


C'è qualcosa che non convince nei dati dell'Arpa Puglia sulla presenza di tossine di Ostreopsis ovata nei campioni prevelati sul nostro unico sito costiero della “Prima Cala”. A fine agosto l’Arpa ha pubblicato sul proprio sito i dati del monitoraggio fino alla prima quindicina del mese e la presenza dell'alga tossica a Molfetta quest'anno è stata pari a "0" assoluto fino al 31 luglio e di sole 300 cellule /litro di densità (acqua fondo) nella 1a quindicina di agosto. Viene spontaneo pensare che il dato potrebbe essere errato, o che il prelievo non è stato eseguito in modo scientificamente e tecnicamente corretto, oppure i malesseri che anche quest'anno hanno interessato centinaia di bagnanti non hanno nulla a che fare con le tossine di “Ostreopsis ovata". Tra le altre cose non abbiamo mai conosciuto le date in cui i prelievi sono stati eseguiti.L'anno scorso avevamo 1.660 cellule/litro nella 2a quindicina di giugno, 11.840 nella 1a di luglio, 360 nella 2a di luglio, poi 162.800 nella 1a di agosto e 1.047.200 nella 2a di agosto, fino a schizzare a 1.320.000 della 1a di settembre. Non possiamo confrontare questi dati con quelli del 2008, perchè l’unico sito di Molfetta (Prima Cala) è stato inserito nel 2009, però abbiamo il valore del monitoraggio più vicino a noi, quello di Giovinazzo-Riva del Sole, che riportava un valore altissimo pari a 5.000.000 cellulle/litro dell’8 agosto 2008. Ci sembra che le informazioni rilasciate dal Ministero della Salute e dall’Arpa stessa non reggano più rispetto ai dati registrati questa estate.Dicono che i fattori ambientali che facilitano la proliferazione dell’Ostreopsis ovata sono “le alte temperature, le condizioni di irraggiamento favorevoli, mare calmo per un periodo di tempo superiore a 10-15 giorni”; ebbene, se i dati dell’Arpa che hanno riguardato Molfetta, nel periodo luglio e agosto 2010, sono stati di 300 cel/litro rispetto ai milioni di cell/litro degli altri anni come si spiegano i casi di intossicazione registrati quest’anno pur non avendo avuto temperature molto alte come negli anni precedenti? E se è vero, come dice l’Arpa, che i malesseri per i bagnanti (riniti, faringiti, laringiti, bronchiti, febbre, dermatiti, congiuntiviti) si registrano in concomitanza di elevate concentrazioni di Ostreopsis nelle acque e sui fondali, e soprattutto dopo mareggiate, come mai quest’anno a Molfetta i casi di intossicazione ci sono stati pur avendo avuto una così bassa concentrazione di tossine e i malesseri si sono riscontrati anche nelle giornate di mare calmo? Forse non regge più neanche la favola che ci hanno raccontato sull’origine dell’Ostreopsis ovata, probabilmente introdotta accidentalmente in Mediterraneo per mezzo delle acque di zavorra delle navi provenienti dai mari tropicali. Se così fosse non si spiegherebbe la presenza di un’altra alga tossica “ Plankthotrix rubescens” che sta tingendo di rosso, non il mare, ma un piccolo e affascinante lago in provincia di Viterbo: il Lago di Vico.L’acqua di questo bacino, infatti, si è tinta di rosso per la presenza dell’alga Planktothrix rubescens, altamente tossica.Il lago di Vico sorge tra due comuni, quello di Ronciglione e quello di Caprarola, un posto incantevole, se non fosse che da una parte del lago si trova il centro chimico militare Chemical City, un vecchio sito di produzione e stoccaggio di armi chimiche (antrace, iprite, virus, batteri, ecc) voluto, alla metà degli anni ‘20, nientemeno che da Mussolini.La Chemical City era una delle grandi fabbriche di armi chimiche, e la zona del lago di Vico non è mai stata bonificata. Semplici coincidenze o qualcosa che andrebbe approfondito?Lo stesso approfondimento lo chiediamo per Molfetta da oltre due anni, perchè non ci sembra una semplice coincidenza che la nascita dell’alga tossica nel nostro mare risalga al 2000-2001 proprio quando l’ex ICRAM divulgava il suo primo rapporto sulla presenza al largo di Molfetta di ordigni bellici a caricamento chimico che, ormai corrosi dal tempo, stavano rilasciando in mare il loro contenuto tossico.Abbiamo chiesto più volte al nostro Sindaco Azzollini e alle autorità preposte di monitorare le acque antistanti l’ex opificio di sconfezionamento di ordigni bellici, Torre Gavetone, non per conoscere se ci sono “coliformi o enterococchi”, ma per sapere se ci sono tossine di alga tossica o altre sostanze chimiche fuoriuscite dagli ordigni ancora presenti in quella zona dove quotidianamente centinaia di cittadini si bagnano.Ricordiamo che quasi un anno fa in una conferenza pubblica tenutasi a Molfetta illustri rappresentanti dello Stato, militari e ricercatori, hanno dichiarato che sono stati intercettati circa 170 ordigni ancora presenti nelle acque antistanti Torre Gavetone al confine tra Molfetta e Giovinazzo a non oltre 50 metri dalla riva.Tenuto conto della situazione noi riteniamo che le omissini fino ad oggi registrate da parte del Sindaco e di altre autorità possano rappresentare una concreta prova di colpevolezza qualora anche un solo cittadino dovesse subire danni biologici o gravi malattie dovute al contagio di sostanze tossiche presenti nelle nostre acque marine.Pertanto noi continueremo a fare opera di controinformazione in attesa che dal Palazzo di Città giungano delle risposte convincenti sullo stato di salute del nostro mare.

http://liberatorio.splinder.com/post/23223182/larpa-dice-che-lalga-tossica-non-