lunedì 7 giugno 2010

FRATELLI DELLA COSTA 3

Riportiamo parte del comunicato stampa del Liberatorio Politico di Molfetta che rende perfettamente l'idea di come politici, amministratori e, purtroppo, anche operatori preferiscano nascondere la testa sotto la sabbia piuttosto che affrontare i problemi.

In questo caso si parte dall'agitazione delle marinerie contro l'entrata in vigore delle norme europee sulla pesca senza tenere conto del reale stato di salute del nostro mare.

(....) Le marinerie hanno proclamato uno stato di agitazione, con natanti ormeggiati in porto ed arresto di ogni attività di pesca, per protestare contro l'entrata in vigore, a partire dal 1 giugno, di alcune disposizione del Reg. 1976/2006(CE) recante misure di gestione per uno sfruttamento sostenibile delle risorse per la pesca nel Mediterraneo, con particolare riferimento a quelle riferibili alle zone di pesca protette, alla distanza dalla costa e alle restrizioni relative agli attrezzi dipesca (nuove misure delle maglie delle reti). Un regolamento, in verità, che non è giunto all'improvviso, essendo stato approvato già nel 2006; ci sembra, a nostro modesto parere, un pò strumentale tutto questo rumore e ci chiediamo perché questo dissenso non è stato manifestato prima? Dal 2006 c'era tutto il tempo di discutere, manifestare, proporre iniziative alternative, fare interrogazioni parlamentari, creare nuovi tavoli di concertazione; ed invece no, tutti si sono ricordati il 1 giugno 2010 (data in cui entrava in vigore il regolamento 1976/2006-CE) che c'era un problema che remava contro i lavoratori del mare, la loro occupazione e gli interessi degli armatori.

Cari politici di terra e di mare ci sembra molto riduttivo spostare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla grandezza delle maglie delle reti da pesca, state mentendo a voi stessi e ai lavoratori, volutamente ignorate il vero problema e nascondete la polvere sotto il tappeto. Tra non molto gli armatori consegneranno le licenze di pesca e rottameranno i loro pescherecci non perché le maglie delle loro reti faranno perdere il pescato, ma semplicemente perché il pescato non ci sarà più.

In questi anni perché mai nessun armatore, nessun politico di quelli che si sono espressi in questi giorni si sono pronunciati sullo stato di salute del nostro mare e della diminuzione del pescato. Il nostro mare è già in agonia e il vostro colpevole silenzio servirà solo a dargli il colpo di grazia. Il nostro mare è malato, i nostri pesci e le nostre alghe si nutrono dei veleni delle navi a perdere e delle migliaia di bombe che giacciono ancora sui nostri fondali. Gli armatori e molti pescatori hanno contribuito in questi anni ad avvelenarlo, perché invece di denunciare alle autorità preposte il ritrovamento di ordigni nelle loro reti hanno preferito, perché più comodo, abbandonarli lungo il tragitto di rientro in porto o nel porto stesso. Questa è la realtà, vi piaccia o no.

Il Liberatorio è impegnato daoltre due anni nel denunciare la straordinarietà e la pericolosità della situazione, sia sotto il profilo sanitario che della sicurezza, e da parte di tutte le autorità preposte interpellate c'è stato solo un colpevole e omertoso silenzio.

Per non dimenticare nessuno è giusto ricordare che anche la Provinciadi Bari sta facendo la sua parte per la salvaguardia del mare e dell'ecosistema. Come? Dopo aver speso negli anni scorsi un milione di euro per creare una non ben definita oasi di ripopolamento ittico nelle acque antistanti Torre Gavetone, ha tirato fuori, in questi giorni, un vecchio progetto di risanamento ambientale per rendere più fruibili le zone demaniali intorno alla Torre. Ma anche la Provincia ha dimenticato, stranamente, che lo specchio d'acqua antistante la Torre era ed è pieno di ordigni bellici didiversa natura. Solo a fine 2009 ne sono stati individuati altri 172 tra la Torre e la vecchia fabbrica.

Le ultime due sagome di possibili bombe ritrovate e fotografate qualche giorno fa da un ignaro bagnante proprio a riva al confine di battigia con Giovinazzo sembrano non interessare neanche alla capitaneria di Porto; invece di far scattare l'allarme ed isolare la zona ha rimandato a casa il cittadino che ha fatto il suo dovere, quasi maltrattandolo e accusandolo di aver violato una fantomatica ordinanza di divieto di balneazione nella zona. Noi non abbiamo mai saputo di tale ordinanza, anzi abbiamo chiesto pubblicamente, in una conferenza, ad un rappresentante della Capitaneria di Porto se l'unico cartello esistente dal 1993, ormai corroso e illeggibile, che avvisava ibagnanti del pericolo di ordigni esplosivi, fosse ancora valido o no. Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto risposte. Forse non arriveranno mai più, visto che il "corpo del reato" dopo 17 anni è stato rimosso dalla Provincia durante le opere di sbancamento presso il Gavetone della zona che stanno risanando.

Noi denunciamo questo ulteriore grave episodio e chiediamo a tutti i protagonisti della mobilitazione in atto sulle problematiche della marineria di esprimersi e manifestare la loro preoccupazione per il silenzio calato sulla bonifica bellica in atto nel Porto e a TorreGavetone perché il vero problema non sono le maglie più larghe delle reti ma il futuro del nostro mare e della nostra salute.

Molfetta, 6.6.2010
Liberatorio Politico
Matteo d'Ingeo

P.S. la foto pubblicata è stata scattata la scorsa settimana in località Torre Gavetone, tra Molfetta e Giovinazzo a riva, sotto gli scogli della battigia antistante la fabbrica abbandonata.

giovedì 3 giugno 2010

GITA FUORI PORTA

La nostra bellissima regione in questo periodo invita ad essere visitata.

Una tappa da non perdere è Sassoferrato.

In particolare in questi giorni.

Si terrà a Sassoferrato, nei giorni 4, 5 e 6 giugno in piazza Bartoloe piazza Gramsci la terza edizione di AMBIENTEINFESTA 2010, manifestazione organizzata dal Comitato Tutela Ambiente diSassoferrato e San Donato di Fabriano. Come in passato sarà una manifestazione festosa e piena di attrazioni edivertimenti per grandi e bambini, che richiamerà numerosi visitatorinel nostro paese, Sassoferrato, in Piazza Bartolo, Piazza Gramsci evie limitrofe.
Veramente eccezionale sarà l'evento di apertura, venerdì 4 giugno,alle ore 21:00 con la conferenza di GIANNI LANNES alla sala AVIS diSassoferrato (Via Garibaldi)"E' per noi motivo di orgoglio ospitare un eroe del nostrotempo; un giornalista costretto a vivere sotto la protezione delleforze dell'ordine a causa del suo mestiere d'informare".Gianni Lannes attualmente collabora con la RAI. Ha lavorato neisettimanali Avvenimenti, L'Espresso, Panorama, Famiglia Cristiana,Io Donna, La Repubblica delle donne, Il Venerdì di Repubblica, ecc...Ha scritto inoltre per i mensili Airone, La Nuova Ecologia e MedicinaDemocratica.
Alcune note su GIANNI LANNES<<>>
La festa proseguirà nei giorni successivi di sabato 5 e domenica 6secondo il programma esposto che qui riportiamo brevemente:Sabato 5 giugno:Passeggiata archeologica alla città romana di Sentinum,Ecopesca,Mostra fotografica (nel palazzo degli Scalzi),Laboratorio del riciclo,Mostra del libro,Stand gastronomici per la cenaBreve saluto di Gianni Lannes alle 20:30 circaAMBIENTEINMUSICA con MOKEYS SHAKERS 60's cover bandDomenica 6 giugno:Mercatino: prodotti tipici, artigianato locale,Ecopesca,Musei apertiMostra Biciclette Elettriche1° PEDALATA ECOLOGICA ALLE FALDE DEL MONTE STREGANordic Walking (dimostrazione, training e percorso)Stand gastronomici per il pranzo e la cenaGiochi in piazzaManifestazione scacchistica (Circolo Scacchistico "La Rocca")Premiazione Ecopesca e concorsiMusica a chiusura della festa con GATONEGRO ed ABUSIVI BAND
maggiori dettagli sul programma li troverete su:http://www.facebook.com/l/ba9d3;www.ctasassoferrato.it
Il Comitato Tutela Ambiente di sassoferrato.

martedì 1 giugno 2010

MORIRE DI PIZZICHI

La lotta alla zanzara tigre.

Il Comune alcune settimane fa in una conferenza stampa affermava che non c'era più tempo da perdere nella lotta contro la zanzara tigre considerato il rialzo delle temperature e le condizioni climatiche favorevoli alla prolificazione dell'insetto, ed invitava i cittadini a fare la propria parte effettuando i trattamenti antilarvali nelle aree di pertinenza privata. Inoltre il Comune nelle locandine affisse scrive che i cittadini privati devono tagliare l' erba e tenere curati i propri giardini, perchè l' erba alta e gli incolti, favoriscono il prolificare delle zanzare, e possono nascondere eventuali ristagni d' acqua favorendo così i focolai di infestazione. Inoltre sempre ai cittadini viene chiesto di tenere pulite le grondaie, e i tombini e le caditoie, e di fare i trattamenti antilarvali, oppure di mettere le zanzariere. Il primo dovere di una Amministrazione responsabile è quello di dare il buon esempio, il Comune come può chiedere ai cittadini privati di tagliare l’ erba, e di tenerla bassa nelle proprietà private, quando in quelle pubbliche l' erba è alta, i giardini sono tenuti male e gli sfalci procedono a rilento,e il verde pubblico è fuori controllo, e la pulizia delle caditoie stradali è inesistente.
La lotta alla zanzara tigre deve essere una lotta preventiva e integrata, il risanamento ambientale atto ad eliminare i luoghi di riproduzione è uno dei fondamenti della lotta integrata contro le zanzare. La difesa contro le zanzare inizia proprio con opere di risanamento ambientale che mirino ad eliminare i luoghi di riproduzione mediante opere di bonifica delle aree incolte e abbandonate, sia pubbliche che private.. La comunicazione gioca un ruolo crescente non solo nelle relazioni fra individui e istituzioni, ma anche nella stessa capacità da parte delle istituzioni di assolvere al proprio mandato. Non basta più la risposta tecnica o la soluzione concertata tra esperti,è necessario il coinvolgimento attivo dei cittadini durante tutto il percorso di risoluzione di qualsiasi problema. Perchè la risposta sia efficace, comunicare , sopratutto da parte delle Istituzioni che hanno come mandato quello di operare al servizio dei cittadini non è più una scelta, è una necessità: pena la perdita di fiducia e di credibilità nei confronti dei cittadini stessi. Comunicazione e partecipazione hanno bisogno di relazioni dirette , di informazioni e di confronto costante, ma accanto a questo và sviluppata la capacità di comunicare ed interagire in modo diretto con i cittadini e l’ Amministrazione, sia possibilità reale e concreta è necessario che l’ informazione si consolidi come un diritto esigibile , và cioè considerata essa stessa come servizio fondamentale ai cittadini . L’ obiettivo è di informare i cittadini sulle strategie più efficaci di contrasto al problema della zanzara tigre sul nostro territorio, e tenere alta l’ attenzione per sensibilizzare i cittadini perché il contrasto alla diffusione di questo insetto diventi concretamente un impegno di tutti. Un buon tasso di adesione alla lotta contro la zanzara tigre da parte della popolazione locale, dovrebbe essere uno degli obiettivi primari di una Istituzione che opera sul territorio, ma per arrivare lì è necessario capire che la comunicazione non si improvvisa, che ha i suoi codici, i suoi tempi, le sue regole, e che anche i tecnici e i rappresentanti delle Istituzioni non possono sottrarsi alla necessità di comunicare in modo chiaro non retorico con i cittadini. E' quindi necessario riflettere non solo sulle misure pratiche che possono essere messe in campo dalle Istituzioni locali per prevenire e per trattare il problema, ma anche sulle modalità di informazione e coinvolgimento delle popolazioni locali per renderla parte attiva nella risposta da dare. Senza una fattiva collaborazione da parte degli abitanti, infatti sappiamo bene che qualunque intervento di disinfestazione è destinato al fallimento. E se le Istituzioni possono impegnarsi in campagne di lotta, trattamenti adeguati negli spazi pubblici, è solo con un impegno continuativo da parte dei privati che l' azione può essere efficace su tutto il territorio infestato o a rischio di infestazione, ma perchè le persone si mobilitano e diventino protagoniste delle campagne preventive e di trattamento devono verificarsi alcune condizioni, la prima è che tutti siano informati in modo efficace e capillare, del rischio effettivo, la seconda e che siano preparati a fare fronte a questo rischio, e conoscano bene le misure da adottare, infine che si vedano i risultati, infatti se a fronte di un impegno se non si vede un miglioramento della situazione, il rischio è che la popolazione dia per scontata la presenza della zanzara tigre, e finisca con l' adeguarsi a convivere con il disagio. Un rischio che è strettamente correlato alla capacità di attuare delle campagne estese, efficaci, capillari e ben riconoscibili. Riuscire ad associare un buon risultato a una azione concertata, messa in campo nei tempi giusti e con le risorse necessarie, con un buon tasso di adesione da parte della popolazione locale, dovrebbe essere uno degli obiettivi primari di una Istituzione che opera sul territorio. Conquistare la fiducia dei cittadini, soprattutto quella già logorata e compromessa dai risultati degli ultimi anni , richiede una strategia meditata ed applicata in tempi che non possono essere quelli dell’ emergenza. In situazione d’ emergenza, il piano d’ intervento deve essere attuato e non pensato. La mancanza di informazione ed il coinvolgimento dei cittadini, sommato al ritardo nell’ effettuare i trattamenti antilarvali preventivi e alle relative bonifiche ambientali, e la mancanza del controllo del territorio, ed il rispetto dello strumento normativo (ordinanza ) costringeranno il Comune ad effettuare i trattamenti chimici adulticidi per cercare di contenere le zanzare adulte.
E' in nome del diritto alla salute che la Pubblica Amministrazione autorizza questo terribile e incontrollato spargimento di insetticidi chimici nei nostri ambienti. Le disinfestazioni vengono fatte con il beneplacito del Comune, e molto più spesso proprio per sua iniziativa. La privacy di ogni habitat è continuamente violata e chi subisce danni, spesso non sa come difendersi, l' Amministrazione Pubblica, per tutelare la popolazione, ordina e attua le disinfestazioni con insetticidi chimici a largo raggio. Le disinfestazioni aeree e non aeree, vengono eseguite ovunque, anche su richiesta di singoli, senza unanimità nei condomini, senza preavviso, e senza che vi sia modo per i vicini di tutelare se stessi e le loro proprietà dall' invasione di sostanze molto persistenti, talvolta di organofosforici, che andranno a depositarsi sulle piante e su ogni superficie circostante , costituendo per lungo tempo una concausa importante e scientificamente documentata di tumori, e di danni al sistema endocrino e riproduttivo, tutte patologie in grave aumento negli ultimi anni proprio a causa dell' inquinamento chimico. I cittadini, non informati dei pericoli per la salute che derivano dall' utilizzo degli insetticidi chimici nebulizzati, vogliono essere salvati dalle punture anche pericolose delle zanzare, e accettano ogni tipo di sostanza. La diversità biologica viene minacciata per l' azione esercitata dagli insetticidi contro la zanzara tigre che sterminano molte specie tra cui i predatori naturali delle zanzare e persino le api, la cui tutela è fondamentale per i raccolti, senza contare le ripercussioni, sulla flora.I prodotti autorizzati il più delle volte non sono stati testati e, a causa della resistenza sviluppata dalle zanzare, vengono immessi e sperimentati a dosi sempre più elevate, salvo poi venire ritirati per la pericolosità dimostrata.
La mancanza di un capillare controllo del territorio, e la mancanza di un credibile risanamento ambientale mirato ad eliminare i focolai larvali, e la non applicazione dello strumento normativo ( ordinanza ) e le condizioni climatiche favorevoli al prolificare delle zanzare, costringeranno il Comune molto presto all’ utilizzo dei trattamenti chimici adulticidi abbattenti, fra l’ altro già previsti,vanificando così tutta la strategia di lotta antilarvale. Inoltre la mancanza di un piano strategico di comunicazione e di coinvolgimento diretto dei cittadini, porteranno a vanificare tutti gli interventi fatti dal Comune nel suolo pubblico, con un inutile spreco di risorse economiche.


Liberix

lunedì 31 maggio 2010

FRATELLI DELLA COSTA 2

Con piacere riportiamo l'esito dell'assemblea tenutasi a Molfetta il 17 maggio

Il Liberatorio Politico proprio non riesce a staccare gli occhi dal cartello arrugginito e roso dalla salsedine di Torre Gavetone. “Pericolo - Divieto di balneazione – Presenza di ordigni inesplosi” c’è scritto, e in basso a destra è citata un’ordinanza della capitaneria di porto.

Più passa il tempo, più la ruggine fa il suo lavoro e più il cartello diviene illeggibile. «Un giorno prima o poi cadrà e allora che faranno le autorità? Ne metteranno uno nuovo? Non vorremmo sentire un giorno: “Ve l’avevamo detto che qui non si poteva fare il bagno”» si chiede Matteo d’Ingeo.

Interrogativi che si accumulano a quelli che ancora attendono risposta. Eppure sono stati presentati esposti, scritte lettere aperte, organizzati convegni.

Ci si può fare il bagno a Torre Gavetone? Si può mangiare il pesce? Domande che mai nessuno, solo pochi anni fa, si sarebbe sognato di porre.

L’origine di tutto secondo alcuni sono quelle migliaia di ordigni bellici adagiati sui fondali dalla fine del secondo conflitto mondiale. Abbiamo imparato a distinguerli a seconda del loro caricamento. Ordinario (semplice esplosivo) o speciale (componenti chimici). Da quando ha avuto inizio la bonifica delle acque del porto, esplosioni in mare o in cava segnano la linea di demarcazione tra le due categorie.

La serata di lunedì in cui il Liberatorio ha fatto il punto di quanto sta accadendo nelle acque di Molfetta ha avuto come ospite lo storico Antonio Leuzzi. Che ha criticato la stampa, rea a suo dire di diffondere allarmismi, preferendo soffermarsi su quanto già scritto sui libri di storia. Certo, non ci sono ancora dati precisi sugli armamenti italiani neanche riguardo la guerra di Etiopia, ma «io il pesce lo mangio!» afferma. Ritenendo infondate le notizie sui danni genetici ai pesci, riprese lo scorso 13 marzo dal Tg2 Dossier.

Leuzzi si sofferma sui giorni del conflitto in Adriatico, il bombardamento di Bari del 2 dicembre 1943, definito la “Pearl Harbour italiana” e l’ancora più dimenticata esplosione della nave americana Charles B. Hendersen del 9 aprile 1945, che causò la morte di 317 civili e 53 militari Usa.

Era così massiccia la presenza di ordigni bellici sulle nostre coste che sorsero due stabilimenti di sconfezionamento, uno in località Torre Gavetone e l’altro alla Prima Cala, nella zona dell’ex Colonia.

In sala ci si chiede se questo possa essere eventualmente collegato alla proliferazione dell’alga tossica, l’Ostreopsis ovata, negli ultimi anni presente in concentrazioni sempre più elevate.
Onofrio Allegretta di Marevivo propone un monitoraggio durante tutto l’anno, offrendo la collaborazione dei suoi sub. Si attende una riposta dell’Arpa.

L’estate intanto è alle porte. Il Gavetone, la spiaggia libera preferita dai molfettesi, si affollerà come sempre di bagnanti e quel cartello sarà sempre lì, almeno fino a questo inverno.

Immagine tratta dal sito http://www.rifiutiebonifica.puglia.it/bonifica/ in cui è illustrata l’attività di sminamento nelle acque di Molfetta.


Un mare pieno di bombe
di Nicolò Aurora
(http://www.laltramolfetta.it/pages/news_zoom.asp?id_news=7271)

Se per assurdo si potesse anche solo per pochi istanti rendere asciutto l’Adriatico , ci renderemmo conto di cosa pullula sotto il pelo dell’acqua e con cosa sono a costante contatto i pesci che finiscono sulle nostre tavole.
Ma Molfetta ed i molfettesi sanno già cosa ci troverebbero: un numero abnorme ed imprecisabile di residui bellici che sono ormai parte integrante dei fondali dei nostri mari fino a divenire addirittura rifugi per molluschi e polpi, con tutte le vicende che ne conseguono.
Su questo tema, ed in particolare su “Memorie di guerra e bonifica infinita” s’è tenuto un incontro lunedì 17 maggio presso la sala B. Finocchiaro nella Fabbrica di S. Domenico, organizzato dal Liberatorio Politico che ha visto la relazione diMatteo d’Ingeo, coordinatore del movimento da sempre molto attivo su questo argomento, e di Vitantonio Leuzzi direttore dell’ I.P.S.A.I.C. (Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea).
Quante bombe ci sono allora nel nostro tratto di costa? È possibile uno sminamento efficace?
Ci sono seri rischi per la salute dell’uomo? C’è correlazione tra le bombe all’iprite e l’alga tossica? A queste domande s’è cercato di dare quindi una, seppur iniziale, risposta dopo l’apertura dell’incontro con la proiezione di una puntata della trasmissione di Rai2 “Dossier”, ormai molto nota ai molfettesi, in cui si parlava proprio del caso negativo della nostra città che ha visto alcuni marinai, tra l’altro presenti in sala, riportare gravi lesioni alle mani in seguito ad una consueta battuta di caccia.
Ma la vicenda è ormai nota a tutti.
È stata poi la volta dell’intervento dello storico Leuzzi che ha ricordato le vicende del porto di Bari duramente attaccato dall’aviazione tedesca nel 1946 oltre che la guerra nei vicini Balcani. Vicende però “poco chiare. Riuscire a sapere quante bombe sono state effettivamente scaricate nell’Adriatico è praticamente impossibile”.
Ci sono infatti “molti segreti e dubbi sui documenti ufficiali, e quindi risulta difficile anche per uno storico riuscire a dare una risposta attendibile a certe domande”.
Una risposta di certo non confortevole per chi vede nella presenza dei numerosi ordigni, un serio pericolo per la realizzazione del nuovo porto, considerata la pesante multa di quasi 8 milioni di euro che la cittadinanza dovrà sobbarcarsi a causa dei ritardi nella realizzazione dell’importante infrastruttura a causa proprio della massiccia presenza di bombe nello specchio portuale.
Ed è su questo punto, ma non solo che poi Matteo d’Ingeo ha incentrato il suo intervento per “non parlare poi di Torre Gavetone, unica zona non portuale con una massiccia presenze di bombe” e dove “molti cittadini hanno subito alcuni problemi di salute in seguito all’alga tossica…'casualmente' dopo aver fatto il bagno proprio nei mari di Torre Gavetone dove sappiamo che ci sono appunto molti ordigni”.
Unico politico presente, il consigliere di Rifondazione Comunista Gianni Porta.
Tutti gli altri, per usare le parole di d’Ingeo: “Assenti ingiustificati, a cui però faccio comunque un appello affinchè si faccia chiarezza sulla situazione odierna e si dia una risposta a quei cittadini che con dati alla mano si attivano per la salvaguardia del loro mare”.
Ed intanto l’estate si avvicina e torneremo bagnarci in quelle acque profonde e misteriose.

mercoledì 26 maggio 2010

POLITICA E BUONSENSO

La questione del casello autostradale sta diventando uno strumento di valutazione nei confronti di politici, amministratori e cittadini.

Il casello non è né di destra né di sinistra. Il casello è uno strumento di cui la città si sta dotando per risolvere i problemi ambientali, di viabilità e di collegamento con l’esterno.


Il casello è necessario e la sua collocazione logica è a sud, perché è quella la parte di città penalizzata nei collegamenti extra cittadini e attraversata da flussi di traffico che comportano intasamento, inquinamento e perdita di tempo. E’ chiaro che gli abitanti a ridosso dell’area dove sorgerà il casello saranno a loro volta penalizzati, ma va onestamente messo in primo piano l’interesse comune rispetto a quello individuale. Inoltre non va dimenticato che la decisione relativa al casello non cade improvvisamente sulla testa di quella minoranza di abitanti, ma era previsto che fosse costruito in quella posizione da diverso tempo, molto prima che la maggior parte delle poche abitazioni coinvolte venissero edificate.

Questo è un dato ben noto a certi politici che oggi urlano per conquistare un pugno di voti, ma che all’epoca della prima proposta erano già in consiglio comunale a votare quello stesso regolamento che oggi disconoscono. Sempre per un pugno di voti - e anche per interesse personale diretto -, c’è chi anni fa ha cavalcato la protesta per ottenere una interquartieri a due corsie, costringendo ottusamente una parte della città a subire un traffico rallentato, caotico e per questo altamente inquinante, e il resto della città a un'opera dimezzata nella sue potenzialità di utilizzo. Chi ha scelto questo atteggiamento politico rischia di raccogliere qualche consenso in quella zona ma di perdere definitivamente credibilità.

Invece l’atteggiamento che tutti i pesaresi dovrebbero avere nei confronti di questa decisione è di capire qual è la forma migliore per realizzarla, tenendo conto di tutto ciò che l'operazione comporta.

Sicuramente gli abitanti di Santa Veneranda trarranno beneficio dal nuovo casello, dal momento che l’opera si troverà distante dalle loro abitazioni e comporterà necessariamente una circonvallazione che finalmente toglierà al quartiere il traffico che oggi lo attraversa. Santa Veneranda potrebbe ottenere ancora di più se il casello venisse costruito a monte, collocazione ancora migliore per gli abitanti e per la città, perché ancora più esterna.

Anche gli abitanti di via Belgioso e di via Flaminia trarrebbero vantaggio se il collegamento con il centro passasse nell’area del cosiddetto “cuneo verde”, perché eliminerebbe il terribile traffico che oggi hanno sotto casa. Questa opera, che tra tutte le scelte possibili sarebbe certamente la più lungimirante, si scontra con l’assetto attuale del piano regolatore e avrebbe bisogno di un accordo di tutte le forze per passare, perché non prevista e forse in contrasto con certi appetiti edificatori che la nostra città subisce da sempre.

Infine, tutte le opere accessorie sono necessarie, sia verso Muraglia sia verso via Solferino, ma anche in questo caso il buon senso dovrebbe indicare delle priorità per evitare di fare interventi a “pezzi” scollegati tra loro. Soprattutto si dovrebbe dedicare la massima attenzione alla qualità dei lavori nella realizzazione di barriere anti rumore, rampe, svincoli e rotatorie e garantirla con la costituzione di una commissione di controllo.

Per questo la questione casello sta diventando il vero termometro delle capacità civiche e pragmatiche della nostra città di progettare il proprio futuro. E ancora una volta la parte peggiore la fanno proprio i politici.

lunedì 24 maggio 2010

BUFALE PADANE

Qualcuno si ricorda del ministro Calderoni a Pesaro durante la campagna elettorale per le regionali?

È venuto a dirci che noi marchigiani dovremo scegliere se voler essere il nord della Calabria o il sud della Padania.

Purtroppo invece di una sonora pernacchia qualche voto se l’è portato a casa…..

Del resto Roberto Calderoli è l’uomo dei miracoli e vale la pena di ricordare il più clamoroso: denunciata la presenza di 29.100 leggi inutili, ne ha bruciate in un bel falò ben 375.000!

La commissione parlamentare presieduta da Alessandro Pajno e più volte citata da Calderoli aveva accertato «circa 21.000 atti legislativi, di cui circa 7.000 anteriori al 31 dicembre 1969», come ha fatto lo stesso Calderoli a contarne 375.000? Ma soprattutto come ha fatto a capire che erano “inutili”, perché anche lavorando 12 ore al giorno dal momento in cui si è insediato, avrebbe dovuto analizzarne più di una al minuto: lettura del testo compresa. Wow!

Per non dire delle perplessità sui numeri di partenza, perchè dal 1860, quando è nato il parlamento italiano, ad oggi nei 200 giorni (al massimo) in cui può essere stato aperto ogni anno (periodi di guerra compresi) lavorando fino a 12 ore al giorno (materialmente impossibile!) in questi 150 anni avrebbe prodotto più di 1 legge ogni ora!

Dicono le rappresentanze di base dei vigili del fuoco che quella del ministro è stata «una sceneggiata degna del Ventennio». E c’è chi sottolinea che i roghi di carta, in passato, hanno sempre contraddistinto i tempi foschi.

Beh, le bufale padane sono di gran lunga più consistenti di quelle napoletane!!

Liberix

mercoledì 19 maggio 2010

FRATELI DELLA COSTA

Salvare Molfetta per salvarci la pelle.

Salvare Molfetta per salvare il nostro mare.

La bellissima città di Molfetta ha registrato più di 200 casi di pescatori e bagnanti colpiti da terribili incidenti venendo a contatto con l'acqua del loro mare.

Del nostro mare, perché nell'Adriatico negli anni sono stati scaricati una infinità di ordigni, tremenda eredità dei conflitti bellici che vanno dalla seconda guerra mondiale a quella del Kossovo. Rappresentanti delle popolazioni adriatiche da tempo chiedono l'intervento dello stato e della Nato che ha avuto la sua parte nello sterminio di tutte le forme di vita del nostro mare.

La risposta è sempre la stessa: il silenzio.

Contro questo muro di gomma sta nascendo un movimento civico che presto coinvolgerà tutti i centri della costa.

Un movimento che presenterà il conto a questo governo che si è inventato la protezione civile come strumento per i grandi eventi, i loro grandi eventi quelli che hanno fatto piovere milioni di euro nelle mani di faccendieri, corrotti, alti prelati del vaticano e iene che ridono delle disgrazie altrui.

Se vuoi saperne di più su questa storia vai al post BOMBE VECCHIE, PERICOLI NUOVI del 27.12.'09 e apri questi link:







Liberix