martedì 13 settembre 2011

ANCORA SUI REFERENDUM

Sulla vicenda del referendum "scippato" dai partiti, pubblichiamo un autorevole parere.

di MauroVolpi

( costituzionalista e membro del Consiglio Superiore della Magistratura fino al luglio 2010 )*

Nello stato di dissolvimento della fase della Repubblica apertasi nel 1993 e definita impropriamente «Seconda Repubblica» può anche accadere che vengano presentati, su sollecitazione di una componente minoritaria del maggior partito di opposizione, due quesiti referendari, il cui scopo principale è quello di contrastare le tre richieste referendarie, avanzate da Passigli e da vari altri intellettuali, che si propongono di eliminare gli aspetti più negativi dell'attuale legge elettorale: le liste bloccate, il premio di maggioranza, le ridicole soglie di sbarramento previste per le liste che facciano parte di una coalizione.

Gli «argomenti» avanzati per contrastare i referendum Passigli oscillano tra la falsificazione e l'inconsistenza. È del tutto falso che essi produrrebbero il ritorno a un proporzionale puro, analogo a quello esistente prima del 1993. Infatti, in caso di esito referendario abrogativo, la soglia di sbarramento del 4% varrebbe per tutte le liste, mentre l'attuale sistema non solo prevede una soglia del 2% per le liste coalizzate, ma ne salva anche alcune, interne alle coalizioni, che ottengano una percentuale inferiore al 2% (com'è avvenuto nel 2006 per l'Udeur e nel 2008 per l'Mpa). Anche ai tempi del tanto decantato Mattarellum, le liste minori, che avevano ottenuto meno del 4% dei voti nella quota proporzionale, entravano in Parlamento grazie ai propri candidati di coalizione nei collegi uninominali.


Quindi, con buona pace dei maggioritaristi a oltranza, il successo dei referendum Passigli produrrebbe un sistema proporzionale più selettivo rispetto sia al Porcellum che al Mattarellum e molto più simile a quello proporzionale corretto esistente nella grande maggioranza delle democrazie europee. Un secondo argomento sostiene che il primo dei quesiti referendari volto a superare le liste bloccate non riuscirebbe nello scopo e si esporrebbe a un giudizio di inammissibilità della Corte Costituzionale. Non vi è dubbio che, specie in materia elettorale, il referendum abrogativo sia uno strumento imperfetto. Ma il senso dell'iniziativa referendaria è chiaro: restituire agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti. Quindi il successo nella raccolta delle firme non mancherebbe di incidere su una riforma parlamentare, che resta la via maestra. Ma i referendum pro Mattarellum si espongono molto di più a un giudizio di inammissibilità, in quanto l'idea, disattesa dalla maggioranza della dottrina e della giurisprudenza, della «reviviscenza» della vecchia legge elettorale in seguito all'abrogazione delle successive norme abrogatici costringe i promotori a presentare dei quesiti il cui esito positivo non produrrebbe affatto un sistema di risulta tale da consentire comunque l'elezione del Parlamento (come richiede la giurisprudenza costituzionale).

Quanto poi all'affermazione che con il Mattarellum gli elettori avrebbero scelto il «loro» deputato, chi ha buona memoria ricorda come, nelle tre elezioni in cui è stato applicato, nella quasi totalità dei collegi uninominali i candidati sono stati imposti dai vertici dei partiti coalizzati senza nessuna voce in capitolo a livello locale né degli iscritti né degli elettori.

Infine, si sostiene che i referendum Passigli tornerebbero ad affidare la formazione del governo ai vertici di partito nella fase postelettorale. In realtà, essi determinerebbero l'ingresso in Parlamento di un numero ridotto di liste (stando ai sondaggi non più di 6) e nulla vieterebbe ai partiti di concordare una futura alleanza di governo sulla base di convergenze programmatiche effettive, e magari anche di scegliere il leader della coalizione con le primarie, mentre non si avrebbero più coalizioni coattive, tenute insieme dall'obbiettivo primario di sconfiggere la coalizione avversaria. È un fatto che nella maggioranza delle democrazie europee l'adozione di sistemi elettorali corretti non esclude affatto le coalizioni né pregiudica la democrazia dell'alternanza.

Ma anche se le coalizioni di governo fossero formate dopo le elezioni, com'è avvenuto perfino nel Regno Unito, patria del maggioritario a turno unico, dove starebbe lo scandalo? Con ogni probabilità avremmo governi più solidi, in quanto formati da un numero ridotto di partiti, e più efficienti, in quanto costituiti sulla base di reali convergenze programmatiche, di quelli che ci ha regalato la «Seconda Repubblica», attraversati da divisioni profonde, instabili (sono stati ben otto tra il 1994 e il 2005 sotto la vigenza del Mattarellum) e dipendenti da maggioranze variabili.


In definitiva è tempo di abbandonare il mito del maggioritario, che ha aperto la strada al leaderismo plebiscitario e all'affossamento di tutti i canali di mediazione tra società e istituzioni; dai partiti politici, ridotti a partiti personali alla ricerca di un leader telegenico, al Parlamento, divenuto organo di mera ratifica e privo di reali poteri di controllo. E allora perché lanciare salvagenti a un sistema agonizzante e sempre più distaccato dalla società, e ad alcuni leader politici sempre meno popolari, anziché staccare la spina e impegnarsi nella costruzione di un nuovo sistema politico-istituzionale più conforme al quadro costituzionale e a quanto avviene nella maggioranza delle democrazie europee?

* Mauro Volpi è stato uno dei 100 firmatari dell’appello contro il Lodo Alfano

venerdì 9 settembre 2011

GAMBE CORTE

Riportiamo la replica del vicesindaco Giuseppina Catalano alle dichiarazioni del leghista Carloni, che come sempre pur di fare bassa propaganda razzista si avventura in affermazioni inesatte, per non dire false. Del resto la Lega è ormai un rottame della casta di governo che tuona proclami contro Roma Ladrona e nel contempo fa man bassa di priveligi e poltrone. La scandalosa vicenda del Trota vale per tutte, ma anche le dichiarazioni nostrane di questi giorni del molto onorevole Paolini a difesa dei mancati tagli ai parlamentari. Tromboni stonati che non incantano più.

 Case popolari: il bando del Comune obbedisce alla leggereplica a Nadio Carloni

Non entro nel merito delle dichiarazioni attribuite a Nadio Carloni sulla selezione da fare tra esseri umani in cerca di un bene primario quale è la casa, in base a criteri di nazionalità e di scelte matrimoniali.

Tuttavia l’articolo è tale non solo da alimentare la tensione sociale tra soggetti che sono dentro la soglia della povertà, ma risulta fortemente fuorviante per la città in generale a causa dell’ imprecisione che lo anima.

E’ dunque sull’imprecisione che è necessario spendere alcune parole di chiarezza .

Il bando per le case popolari (case ERAP) cui fa riferimento l’articolo e in scadenza il 17 ottobre, riguarda, è bene ribadirlo, persone con reddito basso.
Venendo al punto cruciale del “nucleo familiare” che rappresenta l’ambito in cui continuano a scontrarsi le ideologie sostenute anche da alcuni parti politiche, vale la pena, anzi non esiste modo diverso di affrontarlo, se non riportando la definizione di “nucleo familiare”, come è descritto nel bando, che segue i criteri stabiliti,non dal Comune di Pesaro, ma dalla legge regionale n° 36 del 2005 , che riprende alla lettera la LR 44 del 1997.

Tale definizione recita che “Per nucleo famigliare si intende quello composto dal richiedente,

dal coniuge non legalmente separato, dai soggetti con i quali convive e da quelli considerati a suo carico ai fini IRPEF ....La convivenza è attestata dalla certificazione anagrafica, che dimostra la sussistenza di tale stato di fatto da almeno due anni antecedenti la scadenza del presente Avviso”

Non esiste dunque in questo bando nessun accenno alle coppie di fatto, ma si fa riferimento esclusivamente, secondo i dettami della legge regionale, al nucleo di convivenza, così come risulta dalla certificazione anagrafica.

Vale comunque la pena di accennare anche all’aspetto della paventata assegnazione delle case popolari ai “dimenticati pesaresi”.

Sarebbe onesto che questi numeri venissero citati negli articoli come quello cui si riferisce questa replica,ma comunque la realtà è che nei primi 100 posti dell’ultima graduatoria per le case ERAP, sono rappresentati 74 italiani, 1 cittadino comunitario e 25 extracomunitari. Le condizioni oggettive che hanno attribuito i punteggi più elevati risultano in ordine: il reddito (valore ISEE), la presenza di portatori di handicap, la residenza nel Comune di Pesaro.

Giuseppina Catalano
Assessore alle Politiche per la famiglia e la casa

martedì 6 settembre 2011

ABBIAMO ANCORA 9 GIORNI !

APPELLO A TUTTI I CITTADINI a firmare entro il 15 SETTEMBRE

per una reale riforma della politica
Stiamo assistendo all’ennesimo colpo di mano della casta dei partiti politici e purtroppo questa volta è la sinistra a farsi paladina dei privilegi garantiti dalla legge elettorale.

Infatti la raccolta di firme per il referendum abrogativo del “Porcellum “indetto da Vendola, Di Pietro e Veltroni è servita solo a bloccare l’iniziativa lanciata ai primi di giugno da un gruppo di intellettuali ed esponenti della società civile sotto il nome di “riprendiamoci il voto” (http://www.referendumleggeelettorale.it/ ).

Quella proposta di referendum è articolata e quindi ineccepibile mentre la proposta dei leader di partito consiste nell'abrogazione totale dell'attuale legge elettorale in vigore e conseguentemente, a loro dire, il ripristino della legge precedentemente in vigore.

Tuttavia la giurisprudenza costituzionale - nel 1992 la Corte Costituzionale cassò altre proposte referendarie simili - spiega chiaramente l'inammissibilità della "vacatio legis" in materia elettorale: in parole povere, l'abrogazione non determina il ripristino della legislazione precedente.

I partiti sono quindi riusciti prima a bloccare il comitato promotore, poi a scippare la proposta di referendum ed infine a garantirsi che tutto rimanga come prima.


Ma ogni cittadino può ancora firmare presso l’ufficio elettorale del proprio comune di residenza fino al 15 settembre (rif. Referendum G.U. n. 133 del 10.06.2011). I comuni sono tenuti a raccogliere le firme fino a tale data.

Non facciamoci scippare l’occasione di decidere.

Italo Campagnoli
Coordinatore regionale di Liste Civiche Marche



lunedì 5 settembre 2011

FACCE TOSTE

Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio.


A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks.


Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio.


Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro:
- Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche.
- Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private).
- Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia.
- Per visite varie, 698mila euro.
- Quattrocentottantottomila euro per occhiali.
- 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familiari.
- Per curare i problemi delle vene varicose (voce "sclerosante"), 28.138 euro.
- Visite omeopatiche 3.636 euro.

I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket.

Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati. "Abbiamo chiesto - dice la Bernardini - quanti e quali importi sono stati spesi nell'ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal 'fondo di solidarietà sanitarià com
ad esempio balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l'importo degli interventi per chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li hanno voluti dare". Perché queste informazioni restano riservate, non accessibili?

Cosa c'è da nascondere?

Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera:
"Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità di un'attività di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste".

Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario. "Non ritengo - spiega la deputata Rita Bernardini - che la Camera debba provvedere a dare una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo gia l'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani,
cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata. Non si capisce perché questa 'mutua integrativa la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori". "Secondo noi - aggiunge - basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all'anno".

Mentre a noi tagliano sull'assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che alla casta rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private - è il commento del presidente dell'ADICO, Carlo Garofolini - e sempre nel massimo silenzio di tutti.

...E NON FINISCE QUI.


Ultimamente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa 1.135,00 al mese.
Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

…RICORDIAMO IL TRATTAMENTO DEI NOSTRI:

- STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE
- STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese
- PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)
- RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese
- INDENNITA' DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)

TUTTI ESENTASSE E INOLTRE:

- TELEFONO CELLULARE gratis
- TESSERA DEL CINEMA gratis
- TESSERA TEATRO gratis
- TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis
- FRANCOBOLLI gratis
- VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
- CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
- PISCINE E PALESTRE gratis
- FS gratis
- AEREO DI STATO gratis
- AMBASCIATE gratis
- CLINICHE gratis
- ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
- ASSICURAZIONE MORTE gratis
- AUTO BLU CON AUTISTA gratis
- RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00).
- Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (41 anni per il pubblico impiego)
- Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.
La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

LCM

mercoledì 24 agosto 2011

AGLI UOMINI LIBERI

Il dibattito sull’ospedale unico per la provincia di Pesaro e Urbino registra le importanti prese di posizione di De Marchi per la lista civica fanese Bene Comune e di Michele Mattioli per Sinistra Unita.

Entrambi, con molto buon senso e contro qualsiasi ottuso campanilismo, affermano che tra il sito di Fosso Sejore e quello di Muraglia sicuramente è meglio questa uiltima soluzione, in considerazione della poca distanza tra i due siti, delle strutture ospedaliere già costruite sull’area e del costo dei terreni, di proprietà pubblica invece che privata.

Naturalmente la premessa è che nessuna scelta è accettabile senza una seria verifica di tutte le alternative possibili e la valutazione di piani di fattibilità concreti.

E’ esattamente quello che pensano in tanti nelle città di Pesaro e Fano, ma ciò che è chiaro per i cittadini viene ignorato dai politici.


I partiti e gli amministratori non hanno espresso decisioni chiare, definitive e soprattutto condivise ma i loro rappresentanti rilasciano dichiarazioni in ordine sparso.
Per ora sappiamo solo che per l’assessore regionale Mezzolani va bene utilizzare la disponibilità a contribuire dichiarata dalle fondazioni bancarie per arricchire ancora di più ricchi privati, quando quel generoso aiuto lascerebbe ampi margini se utilizzato per l’acquisto di un area di proprietà pubblica; che è deciso a deturpare un’area di grande valore paesaggistico quando altre sono più idonee e già disponibili. Questa posizione non è supportata da nessuno studio, ma soprattutto non si sa quanto sia sostenuta anche dal suo stesso partito, dagli altri partiti della maggioranza e dal presidente della regione Spacca.

Uno strano modo di concepire la politica e la partecipazione.

Le liste civiche Bene Comune di Fano e Liberi x Pesaro, che aderiscono a Liste Civiche Marche, hanno già espresso posizioni comuni sia sull’ospedale unico sia sul modo di gestire scelte così importanti da parte dei partiti.

La lista civica regionale Liste Civiche Marche ritiene che solo il movimento civico, fortemente rappresentato nei consigli comunali delle città della provincia, sia nelle maggioranze che nell’opposizioni, possa rompere questa logica e bloccare questa modalità, incerta e allo stesso tempo arrogante, dei partiti.

Per questo invita tutte le liste civiche, al di là degli schieramenti di appartenenza, e tutti i consiglieri comunali, che all’interno dei propri partiti riescono ad esprimere scelte autonome o quanto meno scelte, ad affermare un no convinto alla “decisione” di costruire a Fosso Sejore e a pretendere che qualsiasi altra alternativa venga supportata da piani di fattibilità.
I cittadini devono essere informati, gli elettori hanno il diritto di conoscere le scelte dei loro rappresentanti e di ricorrere agli strumenti di democrazia diretta, come i referendum locali, quando non vengono ascoltati.


Liste Civiche Marche



mercoledì 10 agosto 2011

L'UOMO DI ANCONA

SANITA': Uscire subito dall’equivoco

Per una forza politica come “Liberi x Pesaro”, nata da una strenua battaglia per un ospedale ad elevata specializzazione, leggere le parole dell’Assessore regionale alla sanità sulla stampa di questi giorni, suscita una preoccupazione fortissima.
Vengono toccati diversi aspetti dell’organizzazione sanitaria, ma in questa sede due sono quelli che ci sembra urgente chiarire.

Il primo aspetto, sul quale vogliamo solo tornare rapidamente, è quello del sito su cui deve sorgere il futuro ospedale unico.
L’Assessore, rispetto a quanto si legge ormai di frequente, sembra lasciare qualche margine alla possibilità che il sito non sia quello di Fossosejore.
E’ per noi l’occasione di ribadire ciò che abbiamo sostenuto più volte: Fossosejore è una ubicazione inaccettabile per le caratteristiche paesaggistiche e per tutto quello che si dovrebbe realizzare per renderlo accessibile; inoltre c’è già il sito di Muraglia, platealmente più adatto per costruirvi il nuovo Ospedale. Il sito è di proprietà pubblica, vi esiste già un pezzo di ospedale nuovo, particolarmente pesante come tecnologie ed è a pochissima distanza da Fossosejore.

Questo aspetto non deve certo giustificare una guerra santa tra due città, poiché la priorità è un ospedale nuovo e abbiamo già una storia troppo lunga di guerre sante per il sito che hanno distrutto tanti progetti. Tuttavia, finchè si è ancora a tempo, la nostra esortazione, la nostra forte speranza, è che prevalga la ragione e si facciano le scelte che essa indica così chiaramente.

L’altro aspetto è quello che riguarda ciò che deve andare a costituire il contenuto della nuova struttura ospedaliera.

L’Assessore, commentando il disagio espresso dai professionisti, parla di “confusione tra alte specialità ed eccellenze.”
Le prime riservate ad Ancona e le seconde da distribuire “sui territori, soprattutto nelle aziende ospedaliere”.
Alla lettera, l’assessore sembra inattaccabile perché quanto afferma è quanto troviamo scritto nel progetto di piano sanitario e che anche pochi giorni fa è stato ribadito dal Presidente Spacca.
Ma noi cittadini, noi tutti rappresentanti delle forze politiche che hanno ripetutamente sottoscritto documenti votati all’unanimità nelle sedi istituzionali, abbiamo sempre inteso e dato per scontato che ci venisse assicurato un ospedale ad elevata specializzazione.

Sennò di cosa abbiamo parlato per tanti anni?

Parlare di “eccellenza”quando si parla di sanità in generale e di ospedale in particolare, significa semplicemente definire uno standard normale e obbligatorio.
La sanità. a qualunque livello, non può essere agita in modo diverso dall’eccellenza, considerato che si tratta di preservare o ricostituire la salute e quindi la vita.
Quando dunque le forze politiche e la gente che rappresentano, parlano di eccellenza, intendono, hanno sempre inteso, le specialità elevate.
Questo abbiamo sempre chiesto e chiediamo e i responsabili della regione lo sanno benissimo.

Questo oggi, sembra venirci invece negato dalle parole dell’assessore che confermano la differenza tra i due termini, l’uno, doveroso e implicito, l’altro che compete solo ad Ancona.
Se è possibile ipotizzare da parte nostra una eccessiva e quindi colpevole fiducia riguardo il senso autentico dei termini che pur stavano chiaramente delineando il piano sanitario, è impensabile supporre che Presidente e Assessore regionale, abbiano “approfittato” della confusione tra “eccellenze e specializzazioni elevate” per fare altro da quanto promesso ripetutamente, nella sostanza.

E’ dunque urgente fare chiarezza.

Pesaro e anche Fano, ma il nostro territorio tutto, non vogliono una “eccellenza”, scontata e doverosa, ma un insieme di specialità che richiami la gente all’Ospedale Marche Nord, senza che debba più andare a cercarle altrove. Un altrove, tra l’altro, che non è mai stato e difficilmente potrà essere Ancona e che senza chiarezza, senza coraggio, senza investimenti, in sintesi senza cambiamenti veri di strategia sanitaria, continuerà ad alimentare l’emorragia economica e il fallimento sanitario della mobilità passiva.


Lista civica Liberi x Pesaro

venerdì 5 agosto 2011

ALLA FACCIA DI DUSTIN HOFFMAN



















ANSA - Ancona, 4 agosto
Bandiera Nera Legambiente in stand by a Regione Marche
Dopo ok a rigassificatore Api, ottavo vessilo per la raffineria

Doppia Bandiera Nera quest'anno per le Marche, con la Goletta Verde di Legambiente: un vessillo conferito subito all'Api di Falconara Marittima (per l'ottavo anno consecutivo) e l'altro, con una formula nuova, in stand by per la Regione Marche. Verra' assegnato se il Piano energetico regionale sara' modificato per consentire la costruzione delle nuove centrali e del rigassificatore proposti dall'Api. ''Tutto dipendera' dalle scelte del governo regionale dei prossimi mesi'' fa sapere Legambiente.(ANSA).



Corriere del Veneto - 26 luglio 2011
Schiuma vicino al rigassificatore,
indagati due dirigenti di Adriatic Lng
La procura ha chiuso le indagini sull'inquinamento del mare al largo di Porto Levante. Secondo i magistrati si trattava delle conseguenze di raffreddamento del gas metano

PORTO VIRO (Rovigo) – Le lavorazioni sul terminal gasiero al largo di Porto Levante per il raffreddamento del gas metano hanno danneggiato l’ecosistema marino. E’ questa la conclusione della procura rodigina, che ha chiuso le indagini riguardanti questo fascicolo. Due gli indagati, entrambi dirigenti di Adriatic Lng che gestisce il rigassificatore, per danneggiamento aggravato. Nella primavera dello scorso anno dall’Arpav polesana parte una segnalazione alla procura su una imponente presenza di schiuma giallognola in mare attorno al terminal gasiero, entrato in funzione un paio di anni fa, che arriva anche a lambire la costa pur essendo la piattaforma a circa 15 chilometri al largo. Gli accertamenti portano alla scoperta che a produrre questo sono le lavorazioni sul rigassificatore per raffreddare il metano, che poi viene immesso nelle condotte e convogliato nella rete nazionale di distributore. Nessuno sversamento di materiale inquinante quindi, come dimostra una perizia di parte della Procura, ma «solo» un enorme sommovimento acqueo attorno al terminal. L’effetto più vistoso è la produzione di una rimarchevole quantità di schiuma che poi si propaga per chilometri arrivando anche a sfiorare la terraferma. Le conseguenze sull’ecosistema, afferma ancora la consulenza, sono di alterazione della clorofilla e del fitoplancton marino. Il tutto si sarebbe potuto evitare dotando la piattaforma off shore di pompe aspiranti, oppure circondandola con galleggianti per bloccare la schiuma. Nessuno dei due accorgimenti è stato però applicato.