giovedì 26 febbraio 2009

INCONTRIAMOCI

incontro dibattito

ENTI LOCALI
CRISI ECONOMICA
COSA PUO' FARE UN SINDACO?
OPPORTUNITA' E SOLUZIONI



PESARO
VENERDI' 6 MARZO 2009

ore 18,00
SALA DELLA PROVINCIA




interveranno

ATTILIO GIAMPAOLI
Ordinario di Tecnica Bancaria all'Università di Urbino

SALVATORE GIORDANO
Direttore Generale di Confindustria, Pesaro Urbino

NARDO FILIPPETTI Presidente Eden Viaggi Tour Operator
moderatore

GIUSEPPINA CATALANO
Candidato Sindaco


organizzato da

Lista Civica Liberi x Pesaro

Lista Civica Libertà e Futuro
La Destra
Fiamma Tricolore

lunedì 23 febbraio 2009

OCCHI E ORECCHI

Intervista de IL PESARO a Giuseppina Catalano

D. Giuseppina Catalano, candidata sindaco dei "LiberiXPesaro", ma anche per le liste civiche "Libertà e futuro", "La Destra" e "Fiamma Tricolore". Unica quota rosa degli aspiranti alla carica di primo cittadino...

R. E infatti le altre forze politiche in campo sono state miopi anche sotto questo punto di vista. Essere donna è un forte valore di cambiamento. Nella nostra lista c'è una netta prevalenza di donne. Comunque, è proprio nella nostra natura: "LiberiXPesaro" è il movimento che ha dato la svolta a questa città. Nel 2004, quando c'era candidato Lucarelli, abbiamo preso ben 10.400 voti, pari al 17%. E' stato il segnale visibile che qualcosa era cambiato nella città, l'espressione che i pesaresi volevano qualcosa di diverso.

D. E oggi? Perchè votare Catalano e la sua lista?

R. Per la mia indipendenza. Da tutto. Perchè posso garantire che il cambiamento sarà fatto. Quando sono arrivata a Pesaro, non c'era oncologia. L'ho voluta e sono riuscita a farla. Come ho raggiunto risultati nella mia vita professionale, così li raggiungerò in quella politica. Anzi, la mia vita politica sarà l'estensione di quella professionale. Allo stesso modo voglio prendermi cura di questa città che mi ha accolta e che amo. Il mio obiettivo è quello di vincere. Come era in realtà anche la prima volta. Ma non è successo. Questa volta però pensiamo di farcela. Soprattutto se riusciremo a creare un fronte ampio e unico di opposizione.

D. Solo che mentre dall'altra parte ci sono "solo" Ceriscioli e Sebastiani, nell'universo del centrodestra proliferano i candidati: Roscini della Lega, Cascino del Pdl, forse anche Moretti dell'Udc e ora persino Mascioni sembra pronto a uscire allo scoperto...

R. Per questo vogliamo arrivare al candidato unico tra Pdl e noi. Su questo punto la nostra proposta al Pdl è stata quella di fare le primarie mentre facciamo campagna elettorale. Primarie come parte integrante della campagna. Chiediamo alla gente di scegliere tra Cascino e Catalano. In questo modo tra un paio di mesi avremmo già un candidato unico. Ora aspettiamo solo la risposta del Pdl.

D. Dal Pci, per il quale è stata candidata alle regionali dell''84 al Pds, ai Ds, niente Pd, fino a finire nell'orbita opposta del centrodestra. C'è chi pensa, Sebastiani, grillini e tanti altri, che le diversità ideologiche porteranno alla divisione e all'impossibilità di dialogo...

R. Abbiamo basato la nostra lista civica sulle persone e sugli obiettivi, non sulle appartenenze. All'inizio della nostra esperienza avevamo provato a dialogare con la maggioranza. E' stato impossibile. E così abbiamo aperto il confronto con l'opposizione e abbiamo visto che il discorso si poteva fare. Tanto che è andato avanti. Il problema è di essere uniti nello smantellare un potere che va avanti da 60 anni. Sessanta anni di governo e 60 anni di legami con i poteri economici. Legami che diventano per forza di cose inevitabili e ineludibili. Ceriscioli è solo il prodotto ultimo di una serie di sindaci, tutti della stessa parte, di fatto serviti solo a perpetuare un sistema. Un sistema che ora ha bisogno di un'alternanza.

D. E gli effetti più nefasti del sistema, secondo Lei?

R. Una città disorganizzata, cementificata, senza rispetto per l'ambiente. Una totale mancanza di progettualità. Si costruisce senza pensare alla rete viaria e alle infrastrutture. Uno degli scempi più eclatanti è quello di via Hermada, un'edificazione fatta senza tener conto della viabilità. Ma vogliamo parlare delle devastazioni delle colline?

D. I vostri obiettivi di programma, quindi?

R. Innanzitutto, reperire attraverso la razionalizzazione delle spese, le risorse che servono per risolvere la crisi. Bisogna sanare la pletora della burocrazia. Poi punti cardini del nostro programma sono appunto la viabilità, l'ambiente, l'urbanistica, il porto, l'ospedale. Non ultimo il fronte cultura per il quale penso a una stretta collaborazione e sinergia tra Conservatorio, Rof e Fondazione. Per quanto riguarda l'urbanistica, io rivedrei ogni singolo contratto, intervenendo sugli indici edificatori.

D. E l'ospedale? E' stata appena lanciata la proposta di legge sull'unificazione Pesaro-Fano, San Salvatore-Santa Croce...

R. Ecco, di fatto un contenitore vuoto: con quella proposta è come se avessero messo l'etichetta fuori, ma senza specificare il contenuto. Sono d'accordo con l'integrazione funzionale, ma prima ditemi come, fateci capire "chi deve fare cosa". Dove sono le eccellenze? C'è una rete informatica che consenta la trasmissione di dati
da una struttura all'altra? Dov'è la rete viaria tra le due città e quindi i due ospedali che mi consenta
di mandare in velocità e sicurezza le ambulanze?

D. Quale dunque il suo progetto di ospedale unico?

R. Se veramente vogliamo fare il Polo Nord sanitario delle Marche, ripeto che dobbiamo innanzitutto partire dai contenuti. Le eccellenze su cui puntare sono quelle legate alle tre grandi patologie e quindi alla oncologia, al trauma e al cardiovascolare. Nel futuro vedo però che per la realizzazione del Polo Nord si pensi all'utilizzo della vecchia caserma di fronte all'ospedale. Quella dovrebbe essere la sede della nuova realtà sanitaria.
Il cuore di un grande rilancio infrastrutturale, non solo strutturale, dell'ospedale.

D. E in Provincia?

R. Stiamo lavorando a una lista civica provinciale. Potremmo sostenere Bresciani.

Elisabetta Rossi

giovedì 29 gennaio 2009

SSHHHH!! NON LO SVEGLIATE

Se avete fegato leggete,
leggete tutto,
fino in fondo.

L'intervento di Borsellino alla manifestazione di Roma

"Grazie a tutti.
Ringrazio soprattutto quei tanti ragazzi, quelle tante persone che ho incontrato oggi qui e che vengono da tutte le parti d'Italia. Sono quei ragazzi che incontro quando vado in giro per l'Italia a gridare la mia rabbia e a cercare di suscitare nella gente quella indignazione che ritengo che tutti dovrebbero avere nel vedere il baratro nel quale stanno facendo precipitare il nostro Paese.
Vedete, ieri Sonia Alfano mi ha telefonato e mi ha detto: “dobbiamo proiettare un video nel quale si vedranno delle immagini crude, delle immagini della strage di Paolo”.
Mi ha chiesto se poteva farlo, se sarei stato in qualche maniera colpito, sconvolto. Quelle immagini non mi sconvolgono affatto, vorrei che venissero proiettate ogni giorno in televisione, perché la gente si rendesse conto di quello che è stato fatto. Si rendesse conto di qual è il sangue sul quale si fonda questa disgraziata Seconda Repubblica, che capisse che è fondata sul sangue di quei morti. Vedere quelle immagini non mi sconvolge. Una cosa mi sconvolge: vedere le immagini di quelle stragi dopo aver visto quelle due persone che prima parlavano di Dell'Utri, delle bombe che metteva Mangano, e ridevano.
Ridevano, ghignavano rispetto a quelle cose: questo mi sconvolge.

Come Arancia Meccanica

Vorrei che quelle due persone venissero messe in una cella come mettevano quegli assassini di Arancia Meccanica, aprirgli gli occhi e costringerli a vedere, vedere, vedere, vedere in continuazione quelle stragi. Ecco quello che vorrei.
Io ho visto oggi quelle stragi e mi sono ricordato di una cosa che mi ha detto Gioacchino Genchi, che è arrivato sul luogo della strage due ore dopo il fatto. Io ci misi cinque ore a sapere che mio fratello era morto perché la televisione dava notizie contraddittorie: forse è stato ferito un giudice, forse sono stati feriti uomini della scorta. Fu mia mamma che, cinque ore dopo, mi telefonò dall'ospedale e mi disse: “tuo fratello è morto”.
C'era qualcuno, però, che si chiamava Contrada che lo seppe ottanta secondi dopo che mio fratello era stato ucciso e io vorrei, io chiedo, io grido: voglio che queste cose vadano a finire nelle aule di giustizia!
Che ci siano processi per queste complicità che ci sono state all'interno dello Stato!
L'avete sentito di cosa parlavano Berlusconi e Dell'Utri: ecco perché vogliono impedire le intercettazioni, perché quelle cose non possiamo, non dobbiamo sentirle.
Non dobbiamo sentirle se no ci rendiamo conto di quella che è la classe politica che ci governa, ci rendiamo conto di chi oggi ha occupato le istituzioni.Il più grande vilipendio alle istituzioni è che queste persone indegne di occupare quei posti occupino le istituzioni. Questo è il vilipendio alle Istituzioni e allo Stato.
E' il fatto che una persona che è stata chiamata “Alfa”, in un processo che non è potuto andare avanti perché è stato bloccato, come tutti gli altri processi che riguardano i mandanti occulti e esterni, possa occupare un posto così alto all'interno delle nostre Istituzioni.
Genchi arrivò in quella piazza due ore dopo la strage, mi ha raccontato che aveva conosciuto Emanuela Loi un mese prima perché faceva da piantone alla Barbera.
Era una ragazza che non era stata addestrata per fare il piantone, per fare la scorta a un giudice in alto pericolo di vita come Paolo Borsellino. Eppure quel giorno era lì a difendere con il suo corpo, e nient'altro che con quello, Paolo Borsellino. Questi sono gli eroi, non quelli di cui parlano Berlusconi e Dell'Utri, dicendo che Vittorio Mangano è un eroe.

Eroi in fila per andare a morire

Gli eroi sono questi ragazzi che il giorno dopo la morte di Falcone, ce n'erano cento tra poliziotti e Carabinieri, si misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta.
Se erano messi in fila per andare a morire, perché Paolo sapeva che sarebbe morto. Quei ragazzi, mettendosi in fila dietro la porta di Paolo, sapevano che sarebbero morti anche loro.
Gioacchino Genchi mi raccontò che due ore dopo la strage, arrivando in via D'Amelio vide i pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall'intonaco del numero 19 di via D'Amelio.La riconobbe perché c'erano dei capelli biondi insieme a quei pezzi.
I pezzi di quella ragazza vennero messi in una bara, vennero riconosciuti perché era l'unica donna che faceva parte della scorta, vennero mandati a Cagliari.Sapete cosa venne fatto? Quello che chiamiamo Stato ha mandato ai genitori di Emanuela Loi la fattura del trasporto di una bara quasi vuota da Palermo a Cagliari. Questo è il nostro Stato. Questo è lo Stato che ha contribuito ad ammazzare Paolo Borsellino e io vi racconto queste cose non per farvi commuovere, non per farvi piangere. Non è il tempo di piangere.
E' il tempo di reagire, di lottare, è il tempo di resistenza! Il tempo di opporsi a questo governo che sta togliendo il futuro ai nostri ragazzi, che ci sta consegnando un Paese senza futuro. E la colpa è nostra che abbiamo permesso che tutto questo succedesse.
Quando Cossiga dice - dopo la manifestazione degli universitari che hanno capito che in Italia si sta cercando di distruggere l'istruzione perché l'istruzione può portare alla resistenza, anche durante il fascismo le scuole erano centri di resistenza e i ragazzi l'hanno capito - e Cossiga cosa ha detto? Ha detto che bisogna mettere infiltrati in mezzo a quei ragazzi perché rompano vetrine, perché vengano distrutte macchine perché le ambulanze sovrastino le altre sirene. Si augura addirittura che venga uccisa qualche donna, qualche bambino perché si possano manganellare quei ragazzi.
Dobbiamo essere noi a metterci davanti a loro, siamo noi che ci meritiamo quelle manganellate per avere permesso che il nostro Paese diventasse quello che è diventato. Un Paese che non è degno di stare nel mondo civile, siamo peggio della Colombia.
Genchi è arrivato in via D'Amelio due ore dopo la strage, ripeto, si è guardato intorno e ha visto un castello. Ha capito che non poteva essere che da quel posto fu azionato il telecomando che ha provocato la strage.
Genchi allora è andato in quel castello, ha cercato di identificare le persone che c'erano dentro, mediante le sue tecniche. Ha capito che da quel castello partirono delle telefonate che raggiungevano cellulari di mafiosi. Perché Genchi ha quelle capacità, le sue conoscenze tecniche sono enormi, egli è in grado, dagli incroci dei tabulati telefonici e non dalle intercettazioni, di riuscire a inchiodare i responsabili di quella strage.
Ecco perché si sta cercando di uccidere Genchi, ecco perché così come hanno ucciso i magistrati si cerca di uccidere anche Genchi. Questo è il vero motivo: per togliere un'altra arma a quello che è la parte sana di Stato che è rimasta.
Cercano di uccidere Genchi, hanno ucciso dei magistrati. Io ieri ho sentito un magistrato – uno di questi uccisi senza bisogno di tritolo – che mi ha detto: “avrei preferito essere ucciso col tritolo piuttosto che così, giorno per giorno, come stanno facendo”. I magistrati oggi, chi ancora cerca di combattere la criminalità organizzata, non viene più ucciso con il tritolo, viene ucciso in maniera tale che la gente non se ne accorga neanche, non reagisca.

Quel fresco profumo di libertà

Le stragi del 1992 portarono a quella reazione dell'opinione pubblica, a quello che mi ero illuso di riconoscere come quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo. Quel profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e fin della complicità. Quel puzzo che oggi ci sta sommergendo. Il puzzo dal quale oggi non possiamo stare lontani perché sta permeando tutto il nostro Stato, tutta la nostra vita politica, tutte le nostre istituzioni.
Io, dopo la morte di Paolo, arrivai a dire che se Dio aveva voluto che Paolo morisse perché il nostro Paese potesse cambiare allora avrei ringraziato Dio di averlo fatto morire. Questo era il sogno di Paolo, Paolo sarebbe stato felice di sapere che era morto per questo.Oggi, guardate il baratro nel quale siamo precipitati: io ringrazio Dio che Paolo sia morto, che non venga ucciso come stanno uccidendo De Magistris, Apicella, Clementina Forleo. Io ringrazio Iddio che Paolo non venga ucciso in questa maniera. Che messaggi ci arrivano dalla magistratura? Il presidente dell'Anm dice: “abbiamo dimostrato che la magistratura possiede gli anticorpi per reagire”. E' una vergogna che un magistrato possa dire queste parole! La magistratura ha dimostrato, semmai, di avere al suo interno quelle cellule cancerogene che la stanno distruggendo, e così come hanno vissuto e pervaso tutte le istituzioni, la classe politica. La magistratura, nei suoi organi superiori, ha dimostrato di essere corrotta al suo interno.
Ormai il cancro sta entrando in metastasi anche negli organi di governo della magistratura.

Mancino mente

Non è difficile, se pensiamo che a vice presidente del Csm, quello che dovrebbe essere l'organo di autogoverno della magistratura, c'è una persona indegna, indegna!, come Mancino! Una persona che mente! Mente spudoratamente dicendo di non avere incontrato Paolo Borsellino il primo luglio del 1992, quando sicuramente a Paolo Borsellino venne prospettata quella ignobile, scellerata trattativa tra lo Stato e la criminalità organizzata per cui Paolo Borsellino è stato ucciso. Perché Paolo non può aver fatto che mettersi di traverso rispetto a questa trattativa, questo venire a patti con la criminalità che combatteva, con chi poco più di un mese prima aveva ucciso quello che era veramente suo fratello, Giovanni Falcone. Paolo non può che essere rimasto così sdegnato da opporsi a questa trattativa e a quel punto andava eliminato, e in fretta.
Tant'è vero che il telecomando della strage di via D'Amelio fu premuto. Queste cose non sono potute arrivare al dibattimento perché tutti i processi sono stati bloccati.
Genchi ha dimostrato che quel telecomando era nel castello Utveggio, dove c'era un centro del Sisde, i servizi segreti italiani, è da lì che è arrivato il comando che ha provocato la strage.
Ecco perché Genchi deve essere ucciso anche lui. Hanno ucciso Paolo Borsellino, hanno ucciso Giovanni Falcone e adesso uccidono anche Genchi, De Magistris, tutti i giudici che cercano di arrivare alla verità.
Così qualunque giudice che arriva a toccare i fili scoperti muore, non si può arrivare a quel punto perché oggi gli equilibri che reggono questa seconda repubblica sono basati sui ricatti incrociati che si fondando sull'agenda rossa.
Un'agenda rossa sottratta dalla macchina ancora in fiamme di Paolo Borsellino, in cui queste trattative, queste rivelazioni che in quei giorni gli stavano facendo pentiti come Gaspare Mutolo, come Leonardo Messina erano sicuramente annotate. Quell'agenda doveva sparire, è questo uno dei motivi della strage. Quell'agenda doveva sparire, su quell'agenda io credo che si basano buona parte dei ricatti incrociati su cui si fonda questa seconda repubblica.
E allora Mancino non può venirmi a dire che non ricorda di aver incontrato Paolo Borsellino! Non può soprattutto adoperare quel linguaggio indegno che adopera. Dice: “Io non posso ricordare se fra gli altri giudici c'era anche Paolo Borsellino, che non conoscevo fisicamente”. Ma Mancino non hai visto chi era quel giudice vestito con la sua toga che trasportava la bara di Falcone? Non l'hai visto? Non ti interessavano quelle immagini? Eri ministro dell'interno e non ti interessava che cosa stava succedendo in Italia in quei giorni?
Non ti interessava, a fronte di quell'agenda che ho mostrato e nella quale c'è scritto: “ore 19.30 Mancino” scritto di pugno autografo da Paolo? Lui ha mostrato un calendarietto in cui non c'era scritto niente, l'ha mostrato semplicemente e c'erano tre frasi con gli incontri della settimana.
E' questo quello che fanno i nostri ministri, oltre che cercare di accordarsi con la criminalità organizzata. E' per questo che è stato ucciso mio fratello: perché mio fratello si è messo di traverso rispetto a questa trattativa, per questo doveva essere ucciso. Io chiedo, e non smetterò di chiederlo finché avrò vita, che sia fatta giustizia, che vengano cacciati dalle istituzioni quelle persone che sono complici di quello che è successo. Non che venga data l'impunità a chi dovrebbe essere sottoposto a processi e invece non può essere neanche indagato, intercettato, non si può fare nulla.
Dobbiamo subire, stanno adottando la tecnica della frana, per cui ci hanno infilato in un'acqua che a poco a poco si riscalda e la gente non si accorge il punto a cui arriviamo.
Attenzione! Attenti! Stiamo precipitando nel baratro e da questo baratro dobbiamo uscire perché lo dobbiamo ai nostri morti. Lo dobbiamo a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Emanuela Loi, a questi che veramente sono eroi. Dobbiamo riappropriarci del nostro Paese, questo Paese è nostro, lo Stato siamo noi! Non queste persone che indegnamente occupano le istituzioni.
Vi lascio con tre parole che un altro dei giudici che hanno tentato di uccidere ha detto, ed è quello che dobbiamo fare, l'unica cosa che ci resta da fare prima di cadere in un regime dal quale non ci potremo più districare: resistenza! Resistenza! Resistenza!"

domenica 25 gennaio 2009

POLVERI

La poco candida innocenza delle polveri

E’ molto probabile che Sindaco e Asur stiano già provvedendo a puntualizzare le notizie di stampa intorno alla relazione che ha dato una svolta alla questione della nocività delle polveri del porto . In particolare mi aspetto che lo facciano i colleghi dell’ASUR che hanno prodotto la relazione che il Sindaco, secondo quanto viene riportato, ha interpretato come una assoluzione per le polveri e una autorizzazione a non prendere provvedimenti contro l’attività commerciale del porto .


La verità è che nessuno studio epidemiologico può dare certezze assolute e così nemmeno quello sulle polveri nostrane. Sarebbe stato un gran bene oltre che una forma di correttezza e trasparenza, far conoscere nei dettagli questa relazione almeno alla commissione consiliare che si occupa di salute, tanto più che il”committente” della indagine è stato il Sindaco.

A sanare questa mancanza provvederemo immediatamente con una mozione urgente per arrivare se necessario alla richiesta di un consiglio monotematico, ma alcune riflessioni bisogna farle subito, a botta calda.
Bisognerebbe conoscere lo studio intero per capire il metodo usato, ma lo studio sembra soffrire di punti deboli. Il più evidente è la brevità del periodo sottoposto a studio, poichè un agente dannoso, per determinare una malattia cronica, invalidante o addirittura mortale, ha bisogno anche di decenni per completare il processo patologico sino alla sua evidenza clinica e per essere messo con sufficiente certezza in un rapporto causa – effetto con la malattia stessa.


E’ stato poi scelto il dato dei ricoveri,mentre molte patologie respiratorie, specialmente non neoplastiche, vengono seguite a lungo in ambulatorio. C’è poi l’aspetto della qualità della vita. Lo stesso Dr. Fresina sostiene che gli abitanti hanno un impatto sulla loro qualità di vita. Per il rumore , per l’ inquinamento ambientale da autoveicoli , per gli orari forse continui anche in fascia di riposo. Tutti aspetti di estremo rilievo , ognuno dei quali deve costituire motivo di preoccupazione per chi ha il compito di procurare il benessere ai suoi concittadini, perché la tutela della salute va fatta principalmente con la prevenzione senza attendere che la malattia si consolidi, con tutti i costi umani e sanitari che conosciamo.

Accanto a queste osservazioni, si deve poi valutare l’inopportunità che il Comune abbia affidato l’indagine all’ASUR, considerati i loro rapporti istituzionali. Dando per scontata l’assoluta onestà delle intenzioni e delle opere di entrambe le istituzione, sarà nostra cura accertare se i dati raccolti sono stati affidati anche ad una agenzia esterna esperta del settore per essere da questa convalidati e trasformati in una indicazione non solo utile ma anche “sopra le parti”.

Giuseppina Catalano
Candidata Sindaco di Pesaro

venerdì 26 dicembre 2008

VENTRILOQUI 2

Ma allora è un vizio!

Per la seconda volta il giornalista Luigi Luminati è riuscito a far parlare Mascioni senza che avesse parlato! (il Resto del Carlino - cronaca di pesaro del 24.12.08 - vedi commento).

A questo punto ci chiediamo ma è Mascioni che parla per bocca di Luminati o viceversa?

Liberix

domenica 21 dicembre 2008

BACHECHE ABUSIVE?

Bacheche di partito ( abusive ? )

In occasione dell'incontro programmato il 31 Luglio tra Giuseppina Catalano e i cittadini della 8° circoscrizione, nella mia qualità di consigliere di circoscrizione, avevo chiesto alla presidente della stessa se potevo utilizzare le bacheche politiche presenti sul territorio, per l'affissione di un volantino che reclamizzava l'incontro.

Ottenuta una risposta negativa in quanto tali bacheche erano da sempre ad uso esclusivo del gruppo di maggioranza, ho inoltrato in data 09 Settembre una regolare interrogazione al presidente Sandrina Camilli per conoscere nel dettaglio il numero delle bacheche politiche presenti sul territorio, quanto la maggioranza paghi per l'affitto delle medesime, per l'occupazione di suolo pubblico, e per i diritti di affissione in quanto le locandine poste restano in visione ben oltre il tempo dell'evento pubblicizzato .

Inoltre, supponendo l'abusività di tali bacheche, chiedevo di conoscere quale regolamento comunale definiva il loro utilizzo .

Ovviamente non ottenendo risposta, ho provveduto in data 18 Ottobre, con una seconda interrogazione scritta, a chiedere, se provato che tali bacheche sono effettivamente abusive, il loro battimento su tutto il territorio comunale .
Anche questa volta non ho ottenuto nessun riscontro, ho così chiesto ai consiglieri Alessandro Di Domenico ( PdL ) e Giuseppina Catalano (Liberi x Pesaro) la formulazione diretta al Sindaco di una interrogazione per ottenere una risposta .
Nell'ultimo consiglio comunale la risposta era stata delegata all' assessore Pecchia che, arrivata in ritardo alla seduta, ha eluso la risposta .

La prossima convocazione del consiglio ( lunedì 22 Dicembre ) prevede una seconda ripresentazione delle medesime interrogazioni . A rafforzare e documentare l'interrogazione di Giuseppina Catalano sono allegate anche le mie due precedenti.

Il segnale forte che vorrei dare con le mie interrogazioni è che anche un semplice consigliere di circoscrizione può arrivare a chiedere in presenza di abusi ( di potere, di arroganza e quant'altro ) una cosa drastica : l'abbattimento su tutto il territorio comunale di quelle bacheche che da sempre rappresentano una forma esclusiva di comunicazione della maggioranza.

Roberto Cucchi
Consigliere dell 8° Circoscrizione
Pozzo Alto – Borgo S.Maria – Case Bruciate

sabato 20 dicembre 2008

X PESARO, INSIEME


Tre settimane fa, in questa stessa sala, comunicavo ai nostri concittadini le linee programmatiche che intendo proporre alle elezioni amministrative del prossimo anno e ribadivo la mia candidatura a sindaco come garanzia di quel programma e di quella volontà di cambiamento ritenuta necessaria per la città.

Una necessità di cambiare, che passa unicamente attraverso il cambio del governo.
Un governo che in sessanta anni di gestione, senza il ricambio salutare di una alternanza democratica, è stato privato dell’indipendenza, sotto il peso dei legami invisibili e inestricabili che si sono stratificati e fossilizzati nel tempo e hanno progressivamente condizionano la vita pubblica ,sotto il peso di un crescita impropria della politica che riesce oggi solo a guardare se stessa, confondendo la propria immagine con quella della collettività .

CAMBIARE È DUNQUE NECESSARIO
E CAMBIARE È ANCHE POSSIBILE

Oggi si presentata l’opportunità di fare un passo in avanti e di iniziare a rendere concreta questa volontà.
Altre forze politiche hanno riconosciuto in questo CAMBIARE E’ NECESSARIO” la loro identica volontà e hanno visto nel candidato sindaco dei liberixpesaro la persona che meglio poteva costituire la garanzia di impegno e coerenza nel raggiungere questo obiettivo.Tre di esse hanno dunque deciso di rinunciare ad un loro candidato per sostenermi come unico candidato, dando così maggiore peso all’affermazione : CAMBIARE SI PUO’.

Un sindaco nuovo può fare la differenza, ma la strada che bisogna percorrere per vincere e così operare il cambiamento è quella di arrivare al voto avendo scelto un unico candidato a garanzia e dimostrazione dell’esistenza di un largo fronte di forze che vogliono il cambiamento al punto di fare ciascuna un passo indietro per dare a quel candidato la forza di vincere.

La decisione di accettare di essere il candidato sindaco di altre tre forze politiche è dunque una semplice manifestazione di coerenza ,ma è anche il riconoscimento che questo è un primo forte segnale positivo da parte di quel mondo politico che dice di volersi assumere la responsabilità di cambiare . Decisione che ho preso nell’indipendenza e nella assoluta trasparenza, perché niente mi è stato chiesto in cambio se non di garantire anche per loro il percorso del cambiamento e perché resta chiaro il mandato di proseguire nella strada della ricerca di un unico candidato per tutto il fronte del cambiamento

Da qui dunque, da una posizione di indubbia maggiore forza, non tanto per i numeri quanto per la coerenza e l’etica che esprime, io continuo e continuerò a interpellare tutti gli altri candidati che vogliono il cambiamento, per confrontarmi con loro e decidere assieme a loro chi sarà il candidato unico, secondo il criterio della maggiore efficacia per il raggiungimento dell’obiettivo di vincere e secondo un metodo di democrazia , che ne costituisca la solidità e la non ricattabilità.
Non ci sarà da parte mia un solo passo indietro rispetto a questo che sento e assumo come impegno. Continuerò a cercare sino in fondo la sintesi su un unico programma e su un unico candidato del fronte del cambiamento e se qualcuno mi dirà di no, se ne dovrà assumere la responsabilità di fronte a quella parte sempre più numerosa di cittadini che invece questo cambiamento vogliono e richiedono.

Voglio aggiungere un’ultima considerazione
Ho fatto la mia scelta di vita spinta dal bisogno di esprimere la solidarietà alle persone, ho fatto la mia scelta politica sulla base della tensione della sinistra alla giustizia sociale.
Scrutando il percorso che mi ha portato fin qui, posso verificare come ogni singolo passo sia giustificato dalla coerenza al principio della condivisione con le persone dell’impegno civile per il bene della collettività cui apparteniamo.
Oggi ritrovo nelle persone che mi scelgono come loro candidata, la condivisione di una forte preoccupazione per il bene di questa città e di un progetto che è in grado di determinare il cambiamento è necessario a ristabilire il diritto ad essere cittadini e non sudditi e la consistenza reale del loro futuro.
Questo basta a dare spessore e validità a un percorso che posso accettare e a rendere giusto il grazie che rivolgo a chi mi sceglie.

Giuseppina Catalano